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L’utlima edizione di Pitti Uomo si è conclusa da poco dopo aver animato Firenze per quattro giorni tra l’8 e l’11 gennaio ed è già tempo di numeri.

Secondo i dati dell’organizzazione, i visitatori complessivi sono stati circa 36.000, di cui 24.000 buyer, confermando così l’importanza di Pitti nel panorama europeo e mondiale della moda. In calo la presenza italiana (-8%), mentre i visitatori esteri sono in leggera crescita, con la Germania che si conferma in testa alla classifica seguita da Svizzera, Belgio, Scandinavia, Canada, Hong Kong e Taiwan.

Raffaello Napoleone, AD di Pitti Immagine, ha dichiarato: “In questi quattro giorni ho girato ampiamente per i padiglioni e i corridoi in Fortezza da Basso e confesso la mia ammirazione per lo straordinario lavoro che le aziende stanno facendo. Un’ammirazione che condivido con i migliori compratori internazionali – tutti i più important top buyer, ai quali se ne sono aggiunti di nuovi da altri mercati e sul fronte del retail online. E’ come se tutta la catena della moda, maschile ma non solo, dall’ideazione alla progettazione, dalla produzione per finire alla presentazione delle collezioni si fosse concentrata sull’obiettivo di essere all’altezza di sfide sempre più impegnative. Lo sappiamo noi organizzatori, lo sanno gli espositori, lo sanno i negozianti che vivono i sentimenti dei loro clienti finali: sono mesi che leggiamo le stime sulla crescita, sugli scambi commerciali, sui consumi finali in Italia, in Europa, nel mondo intero. Ma invece di rinchiudersi e aspettare che le criticità e il cattivo tempo passino, questa comunità si è messa in pista per dare il meglio di sé. Anche questo è Pitti Uomo – e se penso a cosa significhi, al valore che ciò rappresenta, devo dire che qualche punto percentuale di presenze di compratori in meno è davvero l’ultima cosa che mi preoccupa”.

Nel dettaglio, per quanto riguarda la presenza estera, i buyer tedeschi che hanno preso parte alle giornate di Pitti Uomo sono stati oltre 800, mentre il numero di omologhi francesi ha visto un calo dell’ 11%. In diminuzione anche i buyer provenienti da UK (-5%), un calo sotto alle stime fatte in conseguenza della Brexit. In crescita invece le presenze per Svizzera (+9%), Belgio (+6%), Scandinavia, Grecia, Irlanda e Ucraina. Il Giappone si conferma come il secondo principale mercato extraeuropeo nonostante un leggero calo, in aumento invece Canada (+11%), Hong Kong (+10%), India e Taiwan.