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4 Aprile 2019

The shady world of Supreme Italia, the “other Supreme,” has become the subject of another lengthy examination. Not long after CNN published a deep dive into the brand and its manufacture of “legal fakes,” The Business of Fashion has followed suit, including a rare discussion with Supreme founder James Jebbia.

 

 

Il particolare caso di Surpeme Italia, il “legal fake” che ha sfruttato una falla a livello legale per sfruttare l’immagine di Supreme New York per distribuire dei bootleg in Europa, ha fatto molto clamore sia nel vecchio continente che negli USA principalmente a causa della difficoltà di Supreme New York di far valere la propria proprietà intellettuale su nome e “Box Logo“, a fronte di aperture di diversi negozi in Europa e in Asia da parte di Supreme Italia e, addirittura, di una successivamente sospesa collaborazione con Samsung.

Durante un’intervista con Business of Fashion, il fondatore e ideatore di Supreme New York, James Jebbia ha per la prima volta fatto delle dichiarazioni ufficiali riguardo la situazione Supreme Italia, dal punto di vista legale e non solo.

“Penso che nessun’altra società abbia dovuto subire ciò che è capitato a noi. Questi impostori e ladri d’identità hanno portato le loro azioni criminali ad un nuovo livello, arrivando a convincere una delle più grandi compagnie del mondo (Samsung, ndr) della loro legittimità” ha commentato Jebbia, che ha proseguito: “Il pubblico dovrebbe comprendere che la sola idea di un “Legal Fake” è una farsa. Sarebbe triste se le nuove generazioni dovessero crescere pensando che una cosa del genere sia possibile. Noi (Supreme New York) non ci facciamo molta pubblicità e IBF (società concessionaria di Supreme Italia e Supreme Spain) sta approfittando di questo. Non esiste nel mondo una giurisdizione che reputi legale ciò che IBF sta facendo. Il loro continuo aprire negozi e conquistare mercato renderà soltanto più grande la nostra vittoria quando dovranno chiudere”.

Come spiegato da diversi avvocati, IBF avrebbe approfittato dell’assenza di registrazione del marchio Supreme in alcune nazioni come Spagna e Italia, registrandolo prima che i legittimi proprietari potessero farlo a loro volta e producendo enormi quantità di merce contraffatta in attesa di una loro reazione, creando così il paradosso del “Legal Fake”.