20 Giugno 2019 – Catwalk che ha visto sfilare le creatività dei migliori designer dell’anno accademico 2018/2019 al termine dei rispettivi percorsi formativi, si è celebrato nella serata dello scorso 19 Giugno, nello storico Teatro del Verme, il Fashion Show di Istituto Marangoni.

Dieci sono stati i talenti, specializzati nel corso di Fashion Design, che hanno portato in scena le loro creazioni: Pietro Fadda (Designer of the Year), Ottavia Molinari e Qiying Tang si sono dedicati al menswear così come Yutao Song,  Francesca Vinelli, Jonas Chistov, Zhenni Kuang, Xiaoyuan Tan, Maria Lucci e Sarah Oliveira hanno raccontato della figura di donna.

Selezionati da una giuria di professionisti del settore e giornalisti, i vincitori hanno presentato talento, ricerca e sperimentazione: un divenire consolidato durante il triennio e terminato con la realizzazione di progetti dall’approccio visionario e rispondente ai trend del segmento fashion.

L’evento è stato accompagnato dall’irriverente performance live di Chadia Rodriguez. Proposta da Istituto Marangoni per la sua capacità di uscire dagli schemi con intraprendenza, grinta e passione, Chadia rappresenta l’emblema dell’essere talento emergente.

Nato nel 1935 a Milano, Istituto Marangoni, con un bilancio formativo di quattro generazioni di studenti provenienti dai cinque continenti, è stato trampolino di lancio per 45.000 professionisti della moda, dell’arte e del design tra i quali Domenico Dolce, Franco Moschino, Alessandro Sartori, Maurizio Pecoraro, Paula Cademartori, Andrea Pompilio e Lucio Vanotti.

Per raccontare di una realtà lungimirante e creativa nella sua essenza, abbiamo intervistato Barbara Toscano, school director di Istituto Marangoni.

 

Barbara Toscano, school director di Istituto Marangoni.

 

-Cosa rappresenta il fashion show di Istituto Marangoni?

Questo momento vuole essere un contributo significativo al lavoro che i giovani designer di Istituto Marangoni realizzano per emergere e per strutturare il loro futuro. E’ un inno alla loro creatività.

Il Fashion Show di Marangoni vuole essere un regalo: investiamo molto nei nostri catwalk e lo facciamo pensando e valorizzando tutto ciò che è corollario alla struttura evento, questo perché per noi significa non solo dare visibilità al talento ma raccontare tutto ciò che muove attorno al fashion show e quindi come può arrivare al nostro pubblico.

Per noi i ragazzi, questa sera e nel divenire, sono stati e sono il centro di questo racconto.

-Quali sono i criteri che la giuria ha individuato come imprescindibili?

I criteri si sono riflessi in quello che è stato presentato questa sera. Negli anni gli outfit di Marangoni sono cambiati significativamente: dal rigore del metodo e dall’artigianalità come tratti preponderanti, oggi viviamo un momento di eloquente innovazione.

Quello che hanno chiesto i giurati e quindi ciò che chiedono oggi le aziende, è il connubio innovazione e attenzione: ai tessuti e quindi al mondo affine della sostenibilità, ai dettagli, alle lavorazioni. E interpretazione di quello che è l’outfit finale, ogni dettaglio nell’insieme dà vita a ciascuna creazione.

Questi dieci ragazzi sono stati selezionati su una totalità di 180 studenti contraddistinguendosi per specificità proprie, tali per cui possono rappresentare Istituto Marangoni.

-Qual è il riconoscimento di cui verranno/verrà insigniti/o i/il vincitori/e?

Marangoni segue e guida il percorso formativo di ogni studente accompagnandolo al mondo del lavoro tramite opportunità nazionali e internazionali. Il contest è stato un voler premiare quello che è un riconoscimento interazionale a prescindere dal concetto proprio dell’aspetto didattico.

-Una moda dai confini liquidi, in cui la visione internazionale si sposa spesso con il sapore Made in Italy: qual è la vostra opinione a riguardo?

Marangoni è da sempre una scuola internazionale: il 70% dei nostri ragazzi sono stranieri e le nazioni che sono rappresentate a scuola sono 106. L’internazionalità è ciò che promuoviamo sempre all’interno della scuola già come building. Ci caratterizziamo per spazi aperti volutamente, perché crediamo che la contaminazione e la possibilità di confronto tra le diverse culture siano la ricchezza che i nostri ragazzi debbano vivere per poter divenire i professionisti del domani: le influenze sono fondamentali.

Così come crediamo nell’essere cosmopoliti, così valorizziamo il digital. Da qui è stato consequenziale il cambio del nostro approccio didattico. Nell’era 3.0 riflettiamo questo cambiamento nel quotidiano attraverso comitati scientifici in cui invitiamo le aziende e gli esperi del fashion internazionale a raccontarsi e definire ciò che richiede il mercato.

Insieme a loro costruiamo il futuro della moda.

Ciò significa che oggi, il digitale e i big data afferenti al fashion business, hanno il sopravvento.

-Nella vostra bio ci si chiede se la moda possa essere insegnata. Cosa ne pensa a riguardo?

Il talento può essere paragonato a un bellissimo fiore ma è necessario che venga coltivato, accresciuto. E’ quindi fondamentale, grazie ai professionisti del settore quali i nostri insegnanti, strutturare e far emergere le attitudini proprie dei nostri giovani.

-Com’è possibile oggi supportare il talento e la creatività di giovani che muovono i primi passi nel mondo del lavoro?

E’ molto complesso. E’ di fatto un lavoro vero e proprio che svolgiamo costantemente con passione e professionalità. La moda oggi si è trasformata ed è in continua mutazione. Da qui anche le figure degli addetti ai lavori si sono trasformate: il designer, per esempio, che una volta si immaginava come un creatore di figurini e progetti, è stata completamente stravolta.

Oggi è un key player formato a tutto tondo. E’ sì esperto di creatività ma congiuntamente all’essere il manager del proprio brand, contraddistinguendosi per soft skills significative. Paradossalmente, in questo momento storico, doti di leadership, capacità di confronto e il saper lavorare in team sono competenze che devono essere insegnate ai giovani.

-Cos’è il talento? Com’è cambiato (se è cambiato) al giorno d’oggi?

E’ difficile definirlo, è magia e al contempo risultanza di grande lavoro e professionalità.

Lungo il corso del tempo si trasformato. E’ un insieme di elementi e non mera creatività: significa essere ricettivi rispetto all’interpretazione dei tempi, rispondere a quella che è una visione d’immagine in un mercato vorticoso e soprattutto è la capacità d’essere manager di se stessi.

Il talento, come la moda sono veloci e inarrestabili. Bisogna quindi essere capaci di innovare e innovarsi, cambiando e stravolgendo la propria idea in un attimo.

Ciò che può limitare il talento l’eccessiva mancanza di umiltà: una sana arroganza quando si è giovani è giustificata. Ma la mancanza di umiltà e l’incapacità di raccontare il proprio progetto e quindi saperlo vendere è ciò che lo inibisce: si può essere grandi professionisti ma se non si è capaci di raccontarlo e raccontarsi non viene percepito dal proprio pubblico.