01 Luglio 2019 – “Questa collezione è la storia di quel dicembre, di quello che ho sognato in quel piccolo studio. Si tratta di tutto quello che ho imparato lì: che la vita è una continua trasformazione, non è la più sicura né la più facile, ma è la più esilarante” – Daniel Roseberry.

Una haute couture in tre tempi quella voluta da Roseberry, direttore creativo al debutto con la collezione autunno inverno 2019-2020 firmata Schiaparelli.

Un omaggio all’immagine totalizzante e rappresentativa della vita di donna durante l’evoluzione della sua giornata, accompagnata sino a notte fonda.

E’ Pavillon Cambon la passerella inaugurata con l’entrata di Roseberry. Non appena ha preso posto al tavolo da disegno di un artista, lo show inizia.

Il primo capitolo racconta di un quotidiano dai tagli decisi cui si associa un’ispirazione tailor made maschile. Commistione di elementi fantastici che ridondanti, vengono associati al mondo della notte.

Accostamenti audaci, contrastanti nelle architetture che vedono in antitesi i volumi.

Un continuum con ciò che Madame Elsa Schiaparelli iniziò: lo sviluppo di nuovi tessuti e tecniche come il faille di seta tinto a mano e poi de-strutturato per cambiarne la grana naturale trasformandolo in un qualcosa d’insapettato, un qualcosa che non è.

I primi quattro look sono ispirati da interni: il velluto verde dei divani, la parete bordeaux. Esercizio di sfumature e contrasti tra tonalità intense ed espressive.

La storia vira poi le sue sfumature verso i nudi raccontati in un’armonica contrapposizione ai navy, al nero e zafferano.

Il focus quindi è nel corpo e nelle trasformazioni a cui è soggetto: cosa succede se lo si decora direttamente? Viene rifiutata l’idea convenzionale di femminilità.

La notte

L’interpretazione del buio viene assecondata da forme e colori, associate a un senso letteralmente dark: insolito matrimonio di Deco e contorto Surrealismo, proprio della maison.

Il sogno

Al termine della notte inizia un terzo tempo della vita che prescinde dal raziocinio concreto: il sogno.

Non pratico né romantico, non logico, non replicabile.

Ci si dimentica dei ruoli prestabiliti per lasciarsi muovere dall’emozione e dall’intuizione.

Tempio della moda, ivi si può manifestare nella sua essenza più vera: opere d’arte che dialogano e raccontano del puro e inconsapevole piacere di indossare la couture.