In questo articolo si parla di:

26 luglio 2019 – È stata guidata da Dawa Steven Sherpa e dal suo team di scalatori nei mesi di aprile e maggio, la spedizione sul monte Everest in nome di Bally. Un’iniziativa, Peak Outlook, che vuole tutelare gli ambienti montani più estremi e le rispettive comunità locali. Prima tappa: il monte Everest. Il brand di lusso svizzero ha organizzato una missione che lo ripulisse dai rifiuti, raggiungendo la vetta più alta del mondo lo scorso 21 maggio.

Il risultato è stato la raccolta di oltre una tonnellata di rifiuti, più di metà della quale nella cosiddetta zona della Morte, al di sopra di 8.000 m, in cui l’ossigeno disponibile è un quarto del necessario alla sopravvivenza umana sul livello del mare. “La montagna e il suo stile di vita sono temi centrali della filosofia di Bally, ma anche la chiave di lettura del nostro orientamento futuro. L’iniziativa di Peak Outlook, di cui sono orgoglioso, è solo il primo passo di un grande impegno nel nome della sostenibilità” afferma Nicolas Girotti, ceo di Bally.

L’operazione ha contribuito a risanare i paesaggi, un tempo incontaminati, tra il campo base dell’Everest (5.380 m) e la cima della montagna (8.848 m). All’iniziativa ha preso parte anche Jamiling Tenzing Norgay, figlio dello sherpa Tenzing Norgay che, indossando stivali Bally, fu il primo a raggiungere la vetta del monte Everest insieme a Sir Edmnund Hillary nel 1953.“All’epoca della mia prima scalata nel 2007, sono rimasto sconcertato di fronte alla quantità di rifiuti abbandonati in questo magnifico paesaggio. L’anno seguente mi sono riproposto di organizzare una campagna di pulizia, che finora ha raccolto oltre 19,5 tonnellate di immondizia. Per affrontare l’Everest è necessario mobilitare grandi risorse, per questo sono stato felice quando Bally è scesa in campo al nostro fianco, finanziando e sostenendo la prima spedizione ecologica organizzata in vetta” ha dichiarato Dawa Steven Sherpa, leader delle Eco Everest Expedition e ceo di Asian Trekking.

Queste altitudini rendono difficoltosa la gestione della quantità di rifiuti che gli uomini abbandonano dietro di sé. A differenza delle precedenti spedizioni di raccolta, limitate all’area tra il campo base e il campo 2 a quota 6.400 m per via dell’assistenza di mezzi meccanici, Peak Outlook ha raggiunto la vetta della montagna. Un traguardo raggiunto solamente grazie all’intervento umano e all’abilità degli sherpa.

Termina la stagione alpinistica e l’iniziativa di Bally prosegue anche nel mese di giugno, supportando una nuova squadra di sherpa: mai prima d’ora una raccolta di rifiuti era stata avviata a fine stagione. Un ruolo determinante, quello avuto da Jamiling, nella pianificazione e nell’organizzazione dell’iniziativa Peak Outlook, che ha saputo consolidare il pluriennale legame tra Bally, l’Himalaya e la famiglia Norgay.

Una storia iniziata nel 1947 quella tra Bally e il monte Everest, quando il brand fornì alla spedizione svizzera scarponi dalla suola in gomma. Fu durante queste prime spedizioni che Tenzing Norgoy indossò gli stivali in renna di Bally che, in seguito, lo accompagnarono nella storica conquista del “tetto del mondo” con sir Edmund Hillary nel 1953. Una prima spedizione che intende sancire un impegno a lungo termine da parte di Bally, in termini di difesa dei luoghi più remoti del mondo e delle comunità montane. A supporto di Peak Outlook, Bally introduce una capsule collection i cui proventi saranno interamente devoluti al finanziamento delle future spedizioni. Tra i prodotti una t-shirt in cotone biologico certificato GOTS che riporta lo slogan “No mountain high enough” disponibile negli store e online al prezzo di 95€