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Lo scorso 13 novembre è stato presentato, nel corso di un evento andato in scena presso lo store milanese di Patagonia, il nuovo libro di Francesca Romana Rinaldi, “Fashion Industry 2030. Reshaping the future through sustainability and responsible innovation”.

L’evento ha rappresentato una possibilità per parlare di innovazione responsabile, di trasparenza e tracciabilità di filiera, di circolarità e di consumo collaborativo nella moda. Il libro, edito da Egea – Bocconi University Press, presenta un’approfondita analisi dei profondi cambiamenti che le aziende devono gestire con urgenza a causa degli ormai noti problemi ambientali e sociali che si nascondono dietro le catene del valore del settore moda.

Tra i temi trattati nel libro quello del Fashion Pact, l’impegno preso da 32 brand del settore moda nel corso dell’ultimo G7 Summit di Biarrits. Un importante statement di un graduale allineamento agli obiettivi dei Sustainable Development Goals (SDGs) dell’ONU, che focalizza l’azione su tre gap legati ad ambiente,  biodiversità e  clima.

L’impegno del 20% del settore è importantissimo ma non basta. Come testimoniano le parole di Francesca Romana Rinaldi, intervenuta nel corso della presentazione: “I problemi sociali sono sempre maggiori. L’ambiente sta soffrendo. I consumatori acquistano di più e usano sempre meno. Gli stock di magazzino crescono. Una rivoluzione è oggi necessaria per poter avere un’industria della moda nettamente più responsabile entro il 2030. Dal mio punto di vista il termine sostenibilità dovrebbe essere utilizzato se e solo se le aziende saranno in grado di rimodellare i processi e le attività della loro catena del valore attraverso i driver della trasparenza e tracciabilità, circolarità e consumo collaborativo”.

Tanti casi aziendali sono raccontati nel libro per mostrare che già oggi esistono numerose buone pratiche e che l’approccio delle aziende si sta gradualmente allontanando dal greenwashing per diventare realmente strategico. Tra i punti di forza del libro c’è la creazione di un nuovo modello di circolarità della catena del valore chiamato “Renewed Fashion Value Chain”.

Interrogandosi sul futuro del settore nel 2030, l’autrice afferma che i cambiamenti possono essere riassunti in sei punti:

  • Le catene del valore saranno tracciabili e trasparenti. Entro il 2030, le catene del valore delle aziende moda saranno tracciabili e trasparenti, affronteranno le sfide legate alla mappatura delle filiere globali e alla condivisione di contenuti che raccontano ciò che sta dietro ai prodotti attraverso etichette intelligenti.
  • Il coinvolgimento del consumatore in un modello “take-make-remake” sarà fonte di vantaggio competitivo. Le aziende del settore moda coinvolgeranno i consumatori nelle loro catene del valore circolari, offrendo svariate opzioni per prolungare la vita del prodotto. Il segmento di consumatori che considera la qualità più importante della quantità diventerà sempre più ampio.
  • La raccolta e analisi dei dati sarà sempre più ampia al fine di supportare la creatività umana con tecnologie innovative. Le aziende moda analizzeranno ed utilizzeranno un elevato numero di dati relativi ai consumatori: grazie all’intelligenza artificiale sarà possibile creare esperienze efficaci, in cui tutti gli stakeholders saranno attivi nelle catene del valore della moda.
  • Le aziende moda garantiranno centralità, coinvolgimento e inclusività del consumatore. Le esigenze del consumatore saranno messe al centro attraverso la personalizzazione del prodotto, le collezioni on demand, l’approccio omnicanale, il transmedia storytelling e la comunicazione one-to-one. L’industria sarà molto più inclusiva.
  • Ci sarà un passaggio graduale dal prodotto al servizio. Le aziende di moda si muoveranno dalla produzione e distribuzione di prodotti all’offerta di servizi più personalizzati come la riparazione, il noleggio e la ricommercializzazione. In futuro i nostri armadi saranno connessi.
  • I profitti saranno realizzati senza danneggiare l’ambiente o la società. Le aziende di moda che avranno successo saranno in grado di integrare estetica, etica e innovazione responsabile.