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31 Marzo 2020

A seguito delle recenti dichiarazioni tra le righe del Corriere della Sera circa lo stop del sistema moda per sei mesi, abbiamo approfondito la visione del presidente di Camera Buyer Italia, Francesco Tombolini il quale conferma la sua posizione, “il vecchio sistema delle stagioni scricchiola”.

Francesco Tombolini, Camera Buyer Italia

Considerato lo scenario attuale, come Camera Buyer Italia sta affrontando l’emergenza? Quali le iniziative promosse a tutela degli associati e del sistema moda?

F.T: Abbiamo innanzitutto cercato di aprire un canale di comunicazione con i brand per avere un po’ di respiro con i pagamenti e, successivamente li abbiamo aiutati a studiare soluzioni comuni.

Quali le criticità più importanti a cui il fashion system è chiamato a rispondere? Come reagirà?

F.T: Molte su tutte, l’incertezza. Abbiamo in casa l’80% della stagione primavera-estate e l’autunno-inverno è in arrivo. È necessario mantenere un equilibrio finanziario. Ci sta poi a cuore il servizio ai nostri dipendenti e ai clienti. Stiamo cercando di parlare con tutti e capire le soluzioni.

Come si evolverà nel breve periodo e prossimo futuro quindi l’approccio della moda alle dinamiche mondiali?

F.T: Credo che le nuove imminenti scelte sul controllo e sulla gestione della socialità impatteranno molto nel nostro settore, dobbiamo capire. A sensazione credo che molto verrà digitalizzato e questo farà perdere, almeno in parte, la magia del lavoro di scout.

Lei ha recentemente dichiarato al Corriere della Sera di “congelare la primavera ripartendo tra sei mesi”. È una prospettiva reale? In che termini può adempiersi?

F.T: Ahimè sono stato un facile profeta. Credo che la scelta vada vista in ottica di ponte. Il vecchio sistema delle stagioni scricchiola e quindi potremo costruire due macro zone di collezione istituzionale. Settembre e marzo. Per il resto potrebbe essere gestito a pacchetti presidiati e presidiati dai brand.

Essendo una considerazione importante, avete ricevuto feedback dalle aziende? Come hanno reagito?

F.T: Oramai è stata quasi digerita da tutti. Solo i grandi che hanno i negozi erano un po’ spaventati, ma anche il sistema monomarca dovrà cambiare.

Cosa significherebbe per la moda“rallentare e arrestare il sistema”? Quali le conseguenze attese?

F.T: Non è necessariamente un rallentamento. È un adeguamento alle nuove calendarizzazioni. Oggi noi abbiamo delle scadenze legate al fisco ma i grandi eventi avvengono online. Forse sarebbe opportuno avere tre collezioni: continuativa, moda e una per gli sconti.

L’Italia è stata tra i primi Paesi a essere colpita dalla pandemia mondiale dopo la Cina e quindi, conseguentemente, dovrebbe essere tra i primi a uscirne. Potremmo quindi considerarci “pionieri” nell’affrontare l’emergenza moda (e non solo). Quali sono le vostre aspettative a riguardo?

F.T: Difficile fare previsioni. Tutto cambia velocemente e credo che non sbagliamo se ogni mese che si va avanti perdiamo un 10% delle vendite. Oggi siamo già a tre, faccia lei i conti. Oltre il calo delle vendite avremo anche un calo del margine. Questo perchè dovremo vendere molte cose a sconto. Pionieri? Lo siamo sempre stati. Di certo dovremo riattivare la domanda interna e pensare alle nostre città con un altro turismo.

Quali le principali criticità che ne deriveranno? E gli aspetti positivi?

F.T: Cali delle vendite di sicuro e probabilmente, non so se possa essere una criticità ma un cambiamento del prezzo medio. Positivo vedo una nuova metodologia di vendita che sta arrivando. Unire online e offline.

Pitti ha dichiarato la volontà di confermare l’edizione di giugno. Quali sono le sue considerazioni realistiche in merito, vista anche la grande difficoltà da parte dei brand circa la produzione dei campionari?

F.T: I ragazzi del Pitti sono coerenti e unici. Anche io nella loro posizione avrei fatto e detto la stessa cosa. Ora non sappiamo cosa succederà, certo è che con l’Italia chiusa fino al 25 aprile è difficile produrre una collezione in 30 giorni. Ma il vero problema sarà…chi la compra? easy Jet ha messo la flotta a terra, pensa che qualcuno potrà comprare un biglietto per Firenze o Milano?

Rischiamo quindi di doverci aspettare un “effetto domino” considerando l’intera filiera produttiva e la successiva distribuzione?

F.T: Che il sistema fosse un po’ a singhiozzo si vedeva. Ora prima lasciamo decantare la polvere e poi capiamo come ripartire. Sicuramente qualche blackout lo avremo ma dobbiamo rimanere compatti e sostenere tutto ciò che è italiano.

Come l’online sta e potrebbe compensare l’ammanco delle vendite in store?

F.T: L’online ci sta aiutando e prima di tenere i negozi aperti ci abbiamo pensato molte volte. La nostra è una situazione al limite. Solo il 65% dei nostri associati ha lo store online di cui solo il 30% sta vendendo. È chiaro che non riusciamo a coprire questo calo.

A proposito di filiera e di vendita online, l’indicazione di non consegnare beni di prima necessità o essenziali, potrebbe penalizzare ulteriormente il mercato (anche se per ora ci risulta disattesa). Cosa ne pensa?

F.T: Le scelte del Governo non si possono criticare o biasimare. Per noi prima di tutto la salute dei nostri consumatori, dipendenti e fornitori. Se ci sono queste restrizioni un motivo c’è e quindi dobbiamo attenerci con scrupolo ai dettami di legge. Se poi chiede a me personalmente cosa avrei fatto, dico che avrei detto sì all’online ma con regole più chiare. Mentre per i negozi è giusto tenere chiuso. Sarei curioso di capire quali saranno le regole per il futuro.

“Revenge spending”. In Cina i primi feedback positivi. Una volta che l’emergenza sarà rientrata anche in Italia la gente vorrà tornare a spendere? Quali i principali comparti nel fashion (accessori, scarpe, abbigliamento…) potranno beneficiarne?

F.T: Tutto molto difficile. Credo che una generazione uscirà dai radar e che i giovani avranno altre priorità. Di certo andrà rivisto l’impianto dei costi e dei prezzi. Il vero lusso sarà la libertà.

Ci parli di azioni virtuose e degne di nota che i vostri associati hanno attivato in quest’emergenza.

F.T: Sugar, Vinicio, Julian Fashion, Spinnaker e Galiano hanno deciso di donare l’1% del loro fatturato online a diverse aziende ospedaliere per fronteggiare l’emergenza (AUSL Romagna, USL8 Arezzo, Azienda Ospedaliera Cotugno di Napoli). Altri, per esempio Marcos, hanno convertito la propria sartoria che in questo periodo si occupa di solito della riparazione di abiti da sposa e cerimonia nella produzione di mascherine per donarle.

a cura di Sara Cinchetti