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7 Aprile 2020

Sono oltre 50 i brand afferenti al retail che, esclusi dal decreto Cura Italia hanno deciso di scrivere una lettera aperta al Presidente Conte, MISE e MEF. Una comunicazione che ha voluto evidenziare alle istituzioni come, differentemente da altri settori inclusi nel decreto “Cura Italia”, la loro principale voce di costo sia incomprimibile perché rappresentata dai prodotti che realizzano e vendono ma mancano gli incassi.

Uno squilibrio finanziario dunque che senza misure celeri causerà la cessazione definitiva di numerose attività.

Nel documento, la prima proposta fa riferimento a come le aziende che realizzano la maggior parte del proprio giro d’affari attraverso i negozi, fatto salvo per i settori non interessati dai provvedimenti di chiusura, vengano assimilate alle filiere in crisi come enunciato nel “Cura Italia”. Così gli obblighi di pagamento dovrebbero essere posticipati almeno fino a settembre con una revisione degli affitti successivamente la riapertura. Si è poi chiesto un rinvio del pagamento di IVA e contributi a settembre, con cancellazione di IMU e TARI per il periodo di crisi e la riduzione delle aliquote IRES almeno sino a tutto il 2021. Tra le proposte più urgenti anche la depenalizzazione dei reati tributari per dichiarazioni regolati ma mancati versamenti e immediata immissione di liquidità tramite le banche.

I firmatari chiedono inoltre sgravi contributivi pari al 50% sino al 2021 così da ridurre il più possibile il ricorso a licenziamenti. Detrazioni fiscali maggiorate sugli investimenti e sulle spese di marketing. La facilitazione di credito al consumo e di soluzioni di pagamento differito, soprattutto attraverso strumenti di pagamenti digitali e detrazioni d’imposte. Voucher a favore di persone fisiche per l’acquisto di beni e servizi delle aziende operanti nei settori di crisi.

Giuseppe Conte

È di ieri la veicolazione delle nuove disposizioni del Governo che mette in campo risorse dirette o indirette nell’ordine di “750 miliardi, quasi la metà del nostro PIL”. La conferma circa le garanzie sui prestiti alle imprese che si trovano costrette a vivere l’attuale situazione d’emergenza causata da COVID-19 con una liquidità immediata di 400 miliardi di euro oltre ai 200 stanziati per il mercato interno e altri 200 per potenziare l’export. Sospesi poi i termini per chi è in debito con il Fisco e l’estensione del “golden power” (lo scudo a tutela delle aziende da scalate ostili). Oltre ai pagamenti della PA più veloci.  In attesa del decreto di Aprile che “conterrà strumenti di protezione sociale, sostegno alle famiglie e ai lavoratori, soprattutto quelli più in difficoltà”, ha dichiarato il presidente Conte.

Aggiunge poi il ministro dell’Economia Gualtieri come il Governo abbia varato “un intervento senza precedenti”. “Mettiamo in campo 200 miliardi di garanzia per prestiti fino al 90% garantiti dallo Stato senza limiti di fatturato, per imprese di tutti i tipi. Potranno arrivare al 25% del fatturato delle imprese o al doppio del costo del personale con un sistema di erogazione molto semplice e diretto al sistema bancario, attraverso Sace, con condizionalità limitate tra cui quella di non poter erogare dividendi”, conclude.

I 200 miliardi di garanzie per permettere alle imprese di ottenere prestiti in banca saranno vincolati agli obblighi di non licenziare e non trasferire la produzione all’estero. Le garanzie saranno al 90% per le grandi imprese, al 100% per gli autonomi e le piccole imprese che chiedono fino a 25 mila euro, al 100% fino a 800 mila euro, del 90% fino a 5 milioni.