In questo articolo si parla di:
10 Aprile 2020

Il comparto calzaturiero in Italia rappresenta uno tra i segmenti industriali fondamentali del sistema moda.

Conta oltre 4.300 aziende, 75.000 addetti ai lavori e un fatturato annuo pari a 14.3 miliardi di euro per l’85% destinato alle esportazioni e genera un attivo commerciale che si attesta a quasi 5 miliardi di euro.

L’attuale scenario evidenzia una chiusura delle attività commerciali in Italia, successivamente in Europa e quindi di tutti i principali mercati mondiali che ha vanificato gli investimenti realizzati per la primavera-estate 20. Questa situazione comprometterà inoltre le vendite della prossima stagione autunno-inverno 2021 conseguentemente al taglio degli ordini da parte della clientela che, renderà difficoltoso investire nelle collezioni per l’estivo 21.

Il protrarsi delle chiusure impedirebbe dunque alle imprese di tornare ai normali livelli produttivi almeno fino a marzo 2021 privandole, per almeno di un anno, dei flussi di cassa essenziali a garantire la continuità.

A fronte di queste premesse, l’associazione di di categoria guidata da Siro Badon, Assocalzaturifici, chiede al Governo una presa di posizione con un intervento “forte e strutturale per rispondere alle specificità del settore”, si legge nella nota.

E avanza proposte concrete.

Siro Badon, presidente Assocalzaturifici

Ripresa immediata a partire dal 14 aprile c.a. di tutte le attività aziendali essenziali e strategiche, includendo quelle produttive se indispensabili alla continuità aziendale e contestuale graduale riapertura delle attività commerciali, laddove si sia ottemperato alle misure di sicurezza a tutela dei lavoratori fissate dal protocollo di intesa del 14 marzo sottoscritto dalle parti sociali come previsto dal DPCM 11 marzo 2020

-Dimostrata la buona fede attraverso l’adozione delle misure di sicurezza essenziali, deresponsabilizzazione dell’impresa in caso di contagio da Covid-19 tra il personale addetto ai sensi delle norme INAIL sugli infortuni sul lavoro

-Apertura di linee di finanziamento a fondo perduto di immediato utilizzo a sostegno del circolante per la ripresa delle attività di produzione, del rilancio sui mercati tramite appositi fondi istituiti presso CDP (fiere, nuovi canali digitali), per la compensazione delle perdite da svalutazione a magazzino generato da mancate conferme d’ordine (anche tramite fondi di garanzia a perdere SACE)

-Costituzione di un credito d’imposta pari al 60% del valore della perdita di fatturato intercorsa nell’anno 2020 determinata dall’emergenza sanitaria

-Abbassamento del cuneo fiscale fino a luglio 2021 in proporzione alla perdita di fatturato determinata dall’emergenza sanitaria

Estensione a 10 anni dei piani di rientro di tutti i nuovi finanziamenti con garanzia dello Stato previsti dai DPCM Cura Italia e Liquidità e Imprese e accessibilità ai finanziamenti anche per le imprese in sofferenza economico-finanziaria pregressa

Cancellazione degli oneri fiscali e contributivi per le imprese relativi ai mesi di aprile, maggio e giugno 2020

Estensione della Cassa Integrazione Covid-19 per almeno 6 mesi mantenendo inalterati i contatori delle aziende e anticipata da INPS, anche tramite sistema bancario

Defiscalizzazione totale delle spese per la messa in sicurezza delle aziende intercorse nel periodo di gestione dell’emergenza da Covid-19

Tali proposte vengono definite sulla base della necessità di mettere in campo risorse finanziarie immediatamente fruibili e senza aggravare la posizione finanziaria netta delle piccole e medie imprese del comparto che, oggigiorno, soffrono la carenza di liquidità.