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17 Giugno 2020

In occasione del reopening delle comunità worldwide, Canada Goose ha deciso di collaborare con artisti locali in sei città tra Europa, Nord America e Cina Continentale. “Live in the open” è il tema che ha guidato la creatività di ciascuno: le vetrine degli store sono quindi spazi espositivi.

A Milano il brand collabora con Mila Leva, illustratrice, art director, designer e artista cosmopolita. La creativa che per lavoro, è abituata a fare sketch prima di dare forma a qualsiasi cosa.

Cosa significa per te poter collaborare con Canada Goose?

Collaborare con Canada Goose è stata un’opportunità unica. Non sempre capita di avere l’occasione di lavorare per un brand con il quale si condividono tanto intensamente gli stessi valori. Con la realtà canadese ho immediatamente trovato una grande empatia e risonanza, per cui per me collaborare con loro significa poter dar voce e trasmissione a valori che portano a cambiamenti positivi.

Come “vi siete conosciuti” tu e il brand e quali sono le ragioni che hanno determinato questa partnership?

Conoscevo il brand già prima della nostra collaborazione proprio in virtù del loro posizionamento sostenibile e per valori che da sempre condivido anche io. Quando poi sono stata contattata per “in residence program” non ho avuto bisogno di nessun tipo di dubbio sulla volontà di unire le forze per pensare a come sviluppare al meglio questo progetto insieme.

Quali i valori che condividete?

Sostenibilità, supporto delle attività locali, un autentico heritage e un approccio empatico su come vivere all’aperto, tra essere umano e natura circostante e come quest’ultima possa integrarsi anche quando si manifesta nelle sue più estreme sembianze nella vita dell’uomo.

Come hai saputo interpretare la richiesta di Canada Goose per celebrare il tema “Live in the Open”?

È stata una challenge che ha portato con sé grandi soddisfazioni. Insieme ai fellow creatives di Contemporary Standard abbiamo ripensato e rielaborato il concetto dell’arte giapponese Kintsugi – l’arte del donare un nuovo splendore a una ceramica rotta, riparandone le ferite attraverso gli innesti in lacca mischiata con polvere d’oro. L’essenza del Kintsugi illustra perfettamente come la resilienza possa essere raggiunta attraverso la scoperta di nuovi percorsi o la riscoperta di emozioni perdute. Quest’idea è stata poi da noi tradotta in diverse forme visive – installazione, live painting performance e il video “behind the scenes” che riprende parte del processo creativo che sta dietro il lavoro.

Cos’è creatività per te?

Non saprei dare una risposta precisa nemmeno io. Nel mio ambito questo è ormai un termine talmente sfruttato da essere quasi svuotato di quello che è per me il suo valore fondante. Creatività per me è uno stato leggero e sfuggente in cui si scopre di poter fare cose belle e profonde senza molto sforzo, ma al contrario, con una naturalezza rapida e semplice.

Come hai deciso di manifestare la tua arte?

Io do semplicemente forma ai miei pensieri e ai miei progetti attraverso un’interpretazione visiva sempre diversa. Scelgo volontariamente di non appartenere a nessuno stile, al contrario, cerco di creare quanti più progetti distanti uno dall’altro sia al livello concettuale che visivo.

Tu affermi di “credere nel potere della mente”, cosa significa?

Significa che da sempre attribuisco alla mente una grandissima capacità di visualizzazione. Io, che per lavoro, sono abituata a fare sketch prima di dare forma a qualsiasi cosa, mi ritrovo a mettere in atto lo stesso processo anche per quanto riguarda sogni, piani e desideri di vita personale e non solo, prima di agire mi “disegno” uno schizzo nella testa di come vorrei che diventasse, solo dopo metto in pratica quanto immaginato.

Puoi definirti un artista cosmopolita?

Assolutamente. Questo pensiero si radica nelle mie ricerche costanti: musica, cultura, letteratura (…). E anche dal desiderio di condividere con il mondo quel piccolo che ognuno di noi essere umani possono condividere.

a cura di Sara Cinchetti