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30 Giugno 2020

Il 17 giugno si è diffusa la campagna “Stop hate for profit” con l’obiettivo di portare sempre più inserzionisti di Facebook a sospendere temporaneamente la pubblicità dei propri prodotti sul popolare social network, in modo da convincerlo ad affrontare attivamente il razzismo.

L’iniziativa nasce a seguito della morte di George Floyd ed è stata promossa da Color of change, ong per i diritti civili negli Stati Uniti, insieme ad altre organizzazioni, tra cui la National association for the advancement of colored people (Naacp) e Sleeping giants.

“Mandiamo a Facebook un messaggio potente -si legge sul sito di Color of change – i tuoi profitti non varranno mai la pena di promuovere l’odio, il bigottismo, il razzismo, l’antisemitismo e la violenza”.

Alla campagna di boicottaggio, hanno poi iniziato a unirsi i big del calibro di Unilever, Verizon, Honda, Levi Strauss e Coca Cola. E i brand dell’Outdoor non sono stati a guardare: Patagonia e The North Face hanno dichiarato pubblicamente di non investire più in facebook e instagram advertising fino a che i social di Zuckerberg non prenderanno posizione segnalando i post a sfondo razziale e di istigazione alla violenza di Donald Trump come invece ha fatto Twitter già all’inizio delle rivolte innescate dalla morte di Floyd.

The North Face ha affermato di aver sospeso le proprie inserzioni “fino a quando non saranno messe in atto politiche più severe per impedire che contenuti razzisti e violenti e disinformazione circolino sulla piattaforma”.

Patagonia, per il quale la dimensione etica riveste grande importanza, ha invece affermato che prenderà parte al boicottaggio, che include anche Instagram, “almeno fino alla fine di luglio, in attesa di azioni significative da parte del colosso dei social media”, ha dichiarato Cory Bayers, responsabile marketing dell’azienda californiana.

Inoltre Salomon, La Sportiva e Black Diamond, sono solo alcuni dei brand che hanno deciso di non rimanere in silenzio, di esporsi chi più chi meno, con statement chiari, rifiutando ogni forma di disuguaglianza e di razzismo esprimendosi anche sui social.

La difesa di Zuckerberg
Investiamo miliardi di dollari ogni anno per mantenere la nostra comunità sicura e lavoriamo costantemente con esperti esterni per rivedere e aggiornare le nostre policy”, dichiara in una nota: “Ci siamo sottoposti a una audit sui diritti civili e abbiamo bandito 250 organizzazioni della supremazia bianca da Facebook e Instagram. Gli investimenti che abbiamo fatto in Intelligenza Artificiale ci permettono di individuare quasi il 90% dei discorsi d’odio su cui interveniamo prima che gli utenti ce li segnalino”. Facebook cita poi un rapporto dell’Unione Europea, che ha rilevato come il social di Mark Zuckerberg abbia “esaminato più segnalazioni di hate speech in 24 ore rispetto a Twitter e YouTube. Sappiamo di avere ancora molto lavoro da fare – conclude la nota – e continueremo a collaborare con i gruppi per i diritti civili, il GARM e altri esperti per sviluppare ancora più strumenti, tecnologie e policy per continuare questa lotta”. Inoltre, lo scorso 19 giugno anche Facebook, per la prima volta, ha oscurato un post di Trump giudicato potenzialmente in grado di istigare all’odio.