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5 Agosto 2020

Cambiano i trend, le esigenze e così le proposte. A proposito di beachwear abbiamo intervistato Adam Brown, founder e creative director di Orlebar Brown che, attraverso il brand, riflette su tematiche quali inclusività, green e l’importanza di partnership che permettano visioni alternative.

Considerato l’attuale scenario, la strategia di vendita ha subito cambiamenti o è rimasta invariata? Come?

Gli eventi recenti ci hanno permesso di esaminare come il prodotto viene venduto al cliente, ma la nostra strategia è rimasta invariata. Siamo principalmente un business diretto ai consumatori attraverso l’online e gli store fisici, ma con un canale all’ingrosso importante, e continuiamo a credere che per noi sia fondamentale anche quest’aspetto. Interagiamo con i nostri consumer anche a livello emotivo e ci confrontiamo in merito a come stanno affrontando la situazione esterna (influenzata anche da Covid-19) circa i temi di sostenibilità, inclusività e diversità.

Quali sono gli ultimi trend in riferimento al beachwear? E quale sarà il vostro modello di punta?

Per quanto riguarda l’uomo abbiamo un’estensione di qualcosa che continua da un po’ di tempo. È abbastanza recente l’esigenza per l’universo maschile di preoccuparsi di cosa indossare durante le vacanze. Un panorama molto diverso da quando ho iniziato con Orlebar Brown. I pantaloncini si accorciano e gli abbinamenti colore sono più audaci. Vengono sperimentate le stampe e si è sempre più attenti al tema della sostenibilità e quindi a come è realizzato il prodotto e da dove viene. Abbiamo nuove categorie di prodotto come la maglieria Hedley, i capispalla, le giacche, i blazer più sportivi. Il focus restano comunque i nostri classici.

Quanto conta il tema dell’inclusività nella definizione delle collezioni?

Sono omosessuale. L’inclusività dovrebbe essere affine a chiunque e a qualsiasi attività venga svolta. L’aver fondato Orlebar Brown deriva dalla speranza di influenzare positivamente la cultura. Stiamo lavorando anche attorno al fenomeno del body shaming. Per noi è fondamentale la cultura del marchio.

Quanto è importante oggi il tema green nel comparto beachwear?

Sono due gli elementi che Orlebar Brown ha osservato negli ultimi anni. Il primo è come rendere il prodotto più sostenibile e il secondo è che siamo orgogliosi di annunciare che il 95-97% dei nostri costumi saranno green. Abbiamo poi ulteriori importanti obiettivi: entro i prossimi due/tre anni saremo carbon neutral. Orlebar Brown è realmente interessato a influenzare il modo in cui i clienti trascorrano le loro vacanze.

Quali sono i mercati in cui state riscuotendo maggior successo in termini di vendite e quali quelli a cui puntate nel prossimo futuro?

Nasciamo nel Regno Unito, ma negli ultimi anni gli Stati Uniti e l’Australia sono diventati un obiettivo chiave. Stiamo iniziando a essere presenti in città e località turistiche come St.Tropez e Mykonos e siamo entusiasti del lancio di due negozi a Parigi. Ci sono però mercati che tuttavia non abbiamo ancora approcciato come Cina, Sud America e Russia.

Realizzereste una capsule collection? Con chi?

Sì, realizziamo regolarmente capsule collection. Credo sia un modo divertente per Orlebar Brown di apparire “diverso”. È stimolante vedere come le persone possano interpretare il marchio; che si tratti di un graphic designer, un illustratore, un artista, un musicista o un tatuatore. Abbiamo collaborato con marchi come Pucci e con James Bond. Un’altra recente partnership entusiasmante è con IWC. Abbiamo creato nove classici tra cui giacche in spugna, camicie di lino e maglioni in cashmere. Le collaborazioni sono fondamentali ed è interessante osservare come il marchio possa apparire attraverso gli occhi del partner.

di Sara Cinchetti