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6 Ottobre 2020

Project manager e cmo di LUISAVIAROMA.COM, Nicola Antonelli nell’analizzare le strategie omnichannel per la ripresa del wholesale nel new normal, constata l’importanza della sinergia tra on e offline.

Il retailer LUISAVIAROMA nasce nel 1930 come negozio fisico e oggi, patron del digital, è alla terza generazione: saranno però gli Anni ’80 a farlo diventare punto di riferimento per gli amanti del luxury e della moda.

Fino al 2008 la prossimità era l’elemento predominante e l’e-commerce solamente un “negozio” di servizio. Successivamente a questa data l’imprenditore decide di cambiare pelle e “trasforma quello che era un negozio con un sito web in un sito web con un negozio”, dichiara Antonelli.

I numeri e l’internazionale

L’azienda nel 2000 ha chiuso a 6 milioni di fatturato. La previsione sul 2020 è quella di 180 milioni con circa 400 mila ordini, servendo più di 100 Paesi in tutto il mondo. Lo sguardo di LUISAVIAROMA, sebbene sia di origini italiane, è internazionale. L’Italia è sempre stato il secondo mercato fino a un anno fa, al primo posto ci sono sempre stati gli USA: il peso che oggi raggiunge il Bel Paese riguarda il 18% ma storicamente si è sempre attestata al di sotto del 15%.

“Noi siamo una realtà sì fiorentina ma non made in Italy. Noi vendiamo la moda, anche quella worldwide”, prosegue Antonelli. “E il percepito della boutique fiorentina è stato determinante e un fattore chiave per il nostro successo: il nostro posizionamento è differente rispetto ai department store ad esempio che sono visti come i supermercati della moda”.

L’online dopo Covid-19, un presupposto dal quale non si potrà retrocedere

Le realtà che si caratterizzavano già per un online strutturato hanno potuto accusare meno e meglio l’impatto che la pandemia mondiale ha causato anche attraverso il blocco dei mercati. E oggi il digitale incalza in un potenziale sempre maggiore, accelerando di cinque anni il processo di digitalizzazione del cliente italiano.

A constatarlo è un colosso dell’online. Per LUISAVIAROMA l’8% del fatturato generale è rappresentato dal negozio fisico, il restante viene dalle piattaforme: un dato cresciuto ancora in questi mesi e che è in continua espansione.

“Non si può fermare una cascata con le mani. Il cliente si è trasformato profondamente”, afferma Nicola, dichiarando come “il 78% degli acquisti luxury abbia un touchpoint digitale”. Un riferimento questo che sdogana quindi l’e-commerce dall’essere un altro canale di vendita nonché attività collaterale. Sarebbe quindi meglio considerarlo una vetrina dell’azienda.

Presidio vuol dire touchpoint, touchpoint significa cliente

Le aziende vincenti e performanti riescono a intercettare il cliente in qualsiasi momento e luogo esso si trovi. La digitalizzazione è fondamentale purchè sia orizzontale, ovvero coinvolga indistintamente tutta l’azienda. Ma quando si digitalizza è necessario bilanciare i budget tra online e offline presidiando comunque tutti i canali media differenziando in base al target.

di Sara Cinchetti