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11 Gennaio 2021

È il Centro Studi di Confindustria Moda a elaborare le stime diffuse da Pitti Immagine Uomo, che fotografano la moda maschile e la filiera tessile-moda. I dati non rincuorano: la moda maschile italiana ha archiviato il 2020 con perdite senza precedenti e lo scenario è determinato sia dalle gravi flessioni dell’export sia dal forte deterioramento dei consumi interni.

Ci si aspetta una contrazione del fatturato pari al -18,6% che si porterà a poco meno di 8,3 miliardi di euro e brucerà quasi due miliardi in 12 mesi. I singoli micro-comparti esaminati, inoltre, risultano tutti interessati da un’evoluzione negativa.

Quest’anno il valore della produzione assiste, dunque, a una variazione di segno negativo del -18,9% rispetto al 2019.

Internazionale

Il trend espansivo delle vendite estere che, dal 2010, aveva costantemente caratterizzato la moda uomo, viene bruscamente interrotto. Per l’export si stima una variazione su base annua pari al -16,7%, con il livello complessivo delle vendite estere che passerebbe a circa 5,9 miliardi di euro, mentre l’import attesta una decrescita altrettanto rilevante, prevista al -17,9% nei 12 mesi. L’ammontare totale delle importazioni settoriali scenderebbe così a 3,8 miliardi.

Considerati gli scambi con l’estero, per l’attivo commerciale settoriale si prevede una riduzione stimata in 345 milioni in meno rispetto al consuntivo 2019, con il surplus che dovrebbe scendere a poco più di due miliardi nell’intero anno.

I primi nove mesi 

Dopo un primo trimestre con export in calo del -6% e import del -7,4%, nel cumulato a sei mesi la flessione delle vendite estere arriva a -25,3% e quella delle importazioni a -22,4%. Un po’ di respiro arriva con l’estate: da luglio a settembre il calo delle esportazioni fa registrare un -3,8%, mentre le importazioni flettono del -14,6%.

Nei nove mesi del 2020 la moda uomo cede oltreconfine il -17,3% passando a quota -4,6 miliardi, mentre l’import di comparto perde il -19,4% scendendo a 3,5 miliardi. E, nel periodo in esame, il saldo commerciale risulta pari a poco più di 1,1 miliardi di euro, mostrando una perdita di 129 milioni rispetto al dato dei primi nove mesi del 2019.

Dal punto di vista geografico, lo scenario negativo è generalizzato: la UE cede il -14,5% in termini di export e il -18,2% in termini di import, mentre le piazze extra-UE presentano cedimenti ancora più intensi (-19,2% nel caso dell’export e -20,1% per l’import).

Nessuna eccezione anche per i singoli partner di sbocco o approvvigionamento, se non per le vendite in Corea. Focalizzandosi sui 20 top mercati, ai primi due posti Svizzera e Germania contengono la flessione rispettivamente al -6,2% e al -9,2%. Al di là del -12,8% registrato per la Francia, Regno Unito, Stati Uniti e Spagna raggiungono tassi di decremento superiori al -20%. Per quanto concerne invece il Far East, il Giappone arretra del -10,4% e la Cina del -17,2%, ma è soprattutto Hong Kong a quantificare la performance più negativa con un -31,2%. Le vendite di settore destinate in Corea del Sud invece crescono di +1,9% per un totale di 147 milioni.

Per quanto concerne i mercati di approvvigionamento, la Cina si conferma top supplier di comparto con un’incidenza pari al 16,2%, nonostante accusi una flessione del -21% su base annua. Il Bangladesh arriva in seconda posizione cedendo il –19,9% e la Francia, terzo mercato, cede il -10,7%. Romania, Spagna e Tunisia cedono rispettivamente -19,1%, -18,0% e -22,3%.

Se si guarda alle performance per linea di prodotto, da gennaio a settembre 2020 si riscontra una contrazione generalizzata sia lato export che lato import. Relativamente alle vendite oltreconfine, la confezione cede il -18,2%, la maglieria il -14,0%, mentre camiceria e abbigliamento in pelle rispettivamente il –21,5% e il -18,5%, infine le cravatte calano quasi del -40%.

Nel caso delle forniture provenienti dall’estero, le importazioni di confezione e maglieria arretrano mediamente del -18,5%, camiceria e abbigliamento in pelle raggiungono entrambe il -26,0% circa e le cravatte il -36,2%.

Come sono cambiati i consumi in Italia 

Non si può prescindere dall’analisi del cambiamento dei consumi in Italia: la spesa destinata alla moda maschile nell’anno solare 2020 è infatti attesa a calare del -22,3%, con perdite che nel primo semestre hanno raggiunto addirittura il -37,5%.

Con riferimento all’autunno-inverno, gli ultimi dati consuntivi disponibili a oggi riguardano la stagione 2019/20, ovvero i mesi immediatamente precedenti allo scoppio della pandemia nella penisola. Secondo quanto rilevato da Sita Ricerca per conto di SMI, il tessile-abbigliamento nel suo complesso era stato ancora caratterizzato da un trend negativo a valore (-2,6%), nonché a volume (-1,3%).

Relativamente alla distribuzione si trova conferma di una situazione che si va delineando da diverse stagioni. Sono sempre due i format interessati da dinamiche di segno positivo, ovvero catene/franchising ed e-commerce. Le catene, raggiunta una quota pari al 42,8% del mercato a valore, mostrano un aumento del +5,3%; il canale digitale segna, invece, una crescita del +24,5% e raggiunge un’incidenza pari all’8,7% del totale. Al contrario, il resto degli operatori si muove in territorio negativo. Il dettaglio indipendente, sceso a quota 23,9% del mercato, resta interessato da un trend cedente, sperimentando una flessione superiore al –10% (-12,6%): similmente il sell-out intermediato in ambito GDO cede nel complesso il -13,7%; anche se su tale performance grava il pesante calo del food (-18,4%). Grandi superfici e grandi magazzini, infine, risultano in calo rispettivamente del -3,5% e del -5,3%.