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14 Gennaio 2021

Il salotto di Via Fratelli Lombardi 1, il cui nome deriva dall’omonima strada in cui si posiziona a Brescia, nasce nel 2019.

Un hub che si propone di “educare” al fashion oltre che vendere e comunicare. E Sara Zucchini è la mente e il volto dello store bresciano che vuole essere un’opportunità di collaborazione per e con brand emergenti, nuovi talenti e designer made in Italy e internazionali capaci di valorizzare l’artigianato.

Il suo essere “di nicchia” si manifesta anche andando controtendenza. In un periodo storico in cui le aziende sono già pesantemente provate dalle restrizioni e dai provvedimenti dettati dal Governo, Via Fratelli Lombardi 1 decide di non scontare i “suoi” brand perché “la qualità non va in saldo”, dichiara Zucchini.

Sara Zucchini

Cosa significano per te “i saldi”? Via Fratelli Lombardi 1 decide di non scontare le collezioni. Perché questa politica, soprattutto in un periodo storico in cui le aziende sono già sofferenti? Oltre al fatto che la tua attività è molto giovane e quindi con una clientela di affezionati ancora contenuta.

I saldi sono un ribasso, uno svuotare il magazzino, quindi dovrebbero essere un vendere le rimanenze. In pratica non è così perché ci sono tutto l’anno. Basta pensare anche solo ai trattamenti privilegiati riservati ai clienti affezionati.

L’utente italiano è abituato a chiedere sconti così come è solito ottenerli. Il risultato è che il consumatore comincia a cercare il prodotto che vuole al miglior prezzo, iniziando quello che io definisco il grande mercanteggiare. Ma secondo me questo processo è una malattia: proponiamo sul mercato merce a un determinato valore, ma nessuno poi ha il coraggio di vendere al prezzo di etichetta.

Trovo poi inconcepibile come i saldi possano essere una politica disciplinata dall’apparato statale, soprattutto per il loro essere legati ad alcuni periodi dell’anno. Credo che queste logiche facciano male all’intero sistema. A gennaio ad esempio non è possibile scontare i capispalla, siamo in piena stagione di vendita!

Basterebbe essere più coerenti tutto l’anno per non aver necessità di ricorrere agli sconti. Inoltre si crede sempre che il negozio debba disporre di intere collezioni per ciascun brand, con prodotti declinati in tutte le varianti. Quindi i magazzini strabordano e questo costringe poi a dover svendere, rovinando il mercato. In ultimo la filosofia degli sconti sembra rendere possibile l’idea che tutto possa essere per tutti, ma chi l’ha detto?

La tua è una scelta sicuramente controcorrente…

È controcorrente ma coerente rispetto alla nostra filosofia. Ritengo che il negoziante debba essere anche consulente, quindi saper consigliare il cliente. Per questo non condivido nemmeno l’avere a disposizione in negozio l’intera collezione di qualsiasi brand, in ogni variante possibile.

Molte delle realtà con cui lavoriamo sono aziende che producono le private label per i brand del lusso e hanno deciso di lanciare i loro marchi per due motivi. Il primo è che agli artigiani viene richiesto di soddisfare produzioni con standard qualitativamente molto alti a prezzi non sempre equi. Il secondo è per testimoniare che la qualità può essere acquistata anche a prezzi intelligenti.

È necessario che i punti vendita assomiglino ad atelier e venga meno il mercanteggiare.

 Quali sono i feedback da parte dei clienti per questa vostra presa di posizione?

Ci ringraziano. Tantissimi utenti sono soddisfatti e ci hanno detto di aver apprezzato questa nostra politica e il rispetto che nutriamo nei loro confronti.

E quelli degli altri negozianti? Ci sono state critiche?

I feedback non sono stati così positivi. I miei colleghi credono che lavorando in conto-vendita siamo facilitati e quindi possiamo permetterci queste logiche. In realtà la merce in conto-vendita è molto più difficile rispetto a quella da acquistare. Abbiamo deciso di instaurare un rapporto “win- win” con le aziende che ci scelgono e che scegliamo. Ovvero il brand, rispetto alla forza finanziaria di cui dispone, decide quale e quanta merce posizionare all’interno del nostro store. Sulla nostra piattaforma online ci rendiamo disponibili a caricare anche tutta la collezione nonostante fisicamente non sia in negozio. E quando il cliente compra facciamo dropshipping, pratica utilizzata ancora troppo poco nel nostro mercato.

La tua decisione potrebbe diventare usuale?

Speriamo.

Ci sono colleghi che hanno sposato la tua filosofia?

Gli artigiani con cui lavoriamo, a parte qualche eccezione, condividono questa politica. Se non lo fanno tendenzialmente è per paura. Timore di avere magazzino, di avere invenduto… che oggi è un po’ il limite della moda.

Qual è il tuo ideale di commercio – quasi – perfetto?

Anzitutto produrre in base alle richieste e alle esigenze. No saldi ma sì a politiche di fidelizzazione dei clienti. Come i nostri family&friends riservati e concordati però prima con il brand.

Per quanto riguarda le aspettative, cosa ritieni “dovrebbe essere fatto” a sostegno dei negozianti?

Da parte del Governo avremmo bisogno di sostegno dal punto di vista economico. Ai clienti chiederei la sensibilità per capire certe policy dettate nel breve periodo dalla situazione contingente e nel lungo periodo dalla tutela della qualità e del made in Italy.

di Sara Cinchetti