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In occasione della settimana della moda di Milano, in programma fino al 1° marzo, AWorld ha proposto alcuni consigli per ripensare e cambiare i nostri comportamenti di acquisto di abbigliamento e accessori. L’app ufficiale scelta dalle Nazioni Unite a supporto della campagna per il contrasto alla crisi climatica ActNow permette di accedere a una journey creata appositamente per la Fashion Week: il percorso affronta alcuni aspetti importanti legati al tema, così da aiutare ognuno di noi a cambiare abitudini e agire da consumatori consapevoli.

Essere alla moda non significa sprecare. Comprare meno vestiti, fare acquisti di seconda mano, riparare i propri abiti e riciclare aiuta a risparmiare acqua e a ridurre gli sprechi – Alessandro Armillotta, ceo e co-fondatore di AWorld

Una frase, questa, che rimarca come tra le buone abitudini da osservare ci sia quella di evitare il fast fashion. Come spiega anche Marco Armellino, presidente e co-fondatore di AWorld: “Spesso ci dimentichiamo che il settore della moda – in particolare il cosiddetto “fast fashion” – ha un impatto ambientale molto forte: basti pensare che la produzione di una tonnellata di vestiti nuovi genera 22,31 tonnellate di CO2, mentre una t-shirt di cotone da 110 grammi equivale a circa 1,250 litri di acqua consumati”.

 

L’industria della moda produce annualmente oltre l’8% dei gas serra e il 20% delle acque reflue globali. L’85% dei tessuti finisce nelle discariche o viene incenerito, sebbene la maggior parte di questi materiali possa essere riutilizzata (fonte DEFRA*). Ecco perché AWorld invita alla riflessione, chiedendo ai consumatori di porsi sette semplici domande prima di proseguire con un acquisto:

  • Ne ho davvero bisogno?
  • Posso comprare un capo di seconda mano?
  • Da dove proviene questo acquisto?
  • Chi lo ha fatto?
  • Il prodotto è stato realizzato a km 0 e in modo sostenibile?
  • Di cosa è fatto?
  • Questa azienda è trasparente?
  • Quanto durerà?

AWorld si affianca ai brand di moda che promuovono abitudini di consumo consapevoli, non solo perché azioni di questo tipo giovano al nostro Pianeta, ma anche per scardinare le dinamiche di produzione a basso costo che colpiscono in modo particolare i paesi in via di sviluppo.

* Water Footprint Calculator, Mistra: watercalculator.org