In questo articolo si parla di:

Ha avuto luogo nella giornata di giovedì 1° luglio, a Firenze, l’apertura della nuova casa dell’archivio di Gucci. La location che lo ospita è Palazzo Settimanni (in via della Caldaie, nel quartiere di Santo Spirito), le cui tracce risalgono al 1400. Un luogo presso cui si affollavano le attività artigianali e artistiche che già nel secolo successivo, in seguito al trasferimento a Palazzo Pitti della famiglia dei Medici, affiancarono residenze di famiglie aristocratiche che qui si stabilirono per costruire le loro fastose abitazioni. In questa metamorfosi da luogo popolare a sofisticata zona urbana si potrebbe condensare un primo raffronto con i codici stilistici di Gucci, in cui il savoir-faire s’intreccia inesorabilmente alla ricerca, all’armonia, alla raffinatezza.

L’apertura segna un’altra, fondamentale tappa nelle celebrazioni per i 100 anni della Maison

Acquisito da Gucci nel 1953, il palazzo ne è diventato parte integrante in senso fisico e metaforico. È stato fabbrica, laboratorio e showroom. Oggi, grazie al ripristino voluto e ideato dal direttore creativo Alessandro Michele, non è stato soltanto restituito alle qualità originali, ma è come se gli fosse stato concesso di raccontare la sua storia, di rivelare le sue molteplici identità, divenendo l’allegoria di un dialogo tra passato e presente, presupposti indispensabili del futuro. Lo sguardo del direttore creativo, in questo luogo, ha affiancato quello dell’archivista, dello storico, dell’antropologo, del letterato, dello psicoanalista, del filosofo, senza cesure nette, ma anzi disegnando cammini teorici ed esperienziali che oltrepassano la semplice dimensione espositiva.

“Palazzo Settimanni, liberato dalle sovrapposizioni precedenti, si trasforma in un luogo magico a cui ho restituito porosità: ci si passa attraverso, entra l’aria, lo si può percorrere come fosse un viaggio. Io sono poroso, assorbente, permeabile”, ha commentato Alessandro Michele. “Ho restituito al palazzo quell’aura da favola che permette, per esempio, alla saletta dell’ingresso, di diventare un’entrata in una dimensione da sogno. L’ho pensato come un luogo un po’ segreto dell’azienda, un sancta sanctorum da dove si parte per le terre sante di Gucci”.

Il legame con il territorio si è mantenuto forte affidando a a maestranze locali tutti i lavori

Uno scrigno che racchiude altri scrigni, l’archivio è suddiviso in stanze tematiche, intitolate con le parole-mantra che appartengono al lessico di Alessandro Michele, da lui scelte per battezzare alcuni passaggi del suo itinerario creativo. Il piano interrato si divide nelle sale Radura (porcellane e oggetti per la casa), Herbarium (articoli da scrivania), Maison de L’Amour (oggetti per il tempo libero).

Al piano terreno trovano spazio le collezioni di borsetteria vintage (sala Hortus Deliciarum), la piccola pelletteria e le cinture vintage (sala Prato di Ganimede), la sala espositiva (sala Swan), la gioielleria vintage e contemporanea (sala Le Marché des Merveilles), la valigeria vintage (sala 1921 Rifondazione).

Le creazioni tessili – dai foulard agli abiti, oltre alle calzature – “abitano” al primo piano, dove lo spazio è ripartito in stanze dai nomi suggestivi e potenti. Solo per citarne alcuni: Orto di Giove, The Alchemist’s Garden, Serapis, Aveugle par Amour. Infine, al secondo piano, si trova la sala Façonnier des Rêves.

Di forte impatto la parete di modelli che hanno mantenuto intatti i loro codici progettuali, ma si sono evoluti di pari passo con le vicende storiche, come la borsa Bamboo o la Jackie, entrambe declinate in fogge e materiali diversi. Nella vicina sala dedicata alla gioielleria, che ospita articoli vintage accanto alle collezioni contemporanee, gli specchi, che rivestono interamente le pareti, annullano la definizione di dimensione amplificando lo spazio all’infinito. Una riscoperta felice sono anche gli accessori lifestyle, dalla funzione e design perfettamente contemporanei, che fin da 60 o 70 anni fa erano destinati a completare l’estetica del marchio.

Proprio la continua conversazione tra passato e presente genera un epicentro di studio e sapere, di rigore e disciplina che già dall’ingresso include elementi fiabeschi, leggiadri divertissement, colpi di scena, soluzioni sorprendenti: eliminano ogni accezione dell’oggetto esposto come reperto storico, ma piuttosto lo qualificano come “ponte” tra differenti realtà culturali e temporali contenute in un luogo che a sua volta ne è un amplificatore, radicato com’è nella Firenze di oggi, ma che mostra orgoglioso l’evidenza del suo vissuto.

 

“L’archivio è un palazzo della memoria”, ha commentato Valerie Steele, direttore e curatore del museo del Fashion Institute of Technology, che ha collaborato al layout di alcuni degli spazi. “Lontano dal somigliare a una soffitta polverosa è, al contrario, un sistema dinamico che produce conoscenze e ispirazioni. La pulsione a categorizzare elementi di epoche trascorse non si basa sulla nostalgia, ma sulla consapevolezza che quello dello stile è un concetto in perpetua mutazione. Questa relazione con il tempo, per un’azienda centenaria come Gucci, sviluppa il tema dell’archivio come punto di raccolta di un heritage vivo: ora e per le generazioni a venire”.