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di Sara Cinchetti

La design week è il contesto che Saucony Originals ha scelto per celebrare il 30esimo anniversario della Shadow 6000. Un contenitore, quello della kermesse meneghina, selezionato per la capacità di storytelling relativamente a espressione creativa, stile e design appunto. Per l’occasione il marchio ha collaborato con l’artista milanese EricsOne per la realizzazione di un murales di 80 mq nel Brera District.

Lo scorso 6 settembre si è tenuto, nella location di Carlo al Naviglio, l’evento che presentava ufficialmente la sinergia e le nuove calzature. Ed è stato in quest’occasione che abbiamo incontrato Andrea Rogg, vice presidente e global general manager di Saucony Originals e Fabio Tambosi, chief marketing officer del marchio.

Come sono andati questi primi mesi del 2021?

A.R: Molto bene. Abbiamo assistito a una crescita a doppia cifra dovuta a un posizionamento sul quale abbiamo lavorato in questi ultimi due anni. Ci siamo concentrati molto sul prodotto e sulla sua segmentazione partendo dai nostri classici e fornendo delle esecuzioni premium e super premium. Abbiamo poi portato una parte della produzione in Europa implementando così il valore di prodotto. Questo ha inevitabilmente comportato un aumento della nostra fascia prezzo che prima oscillava tra i 110€ e i 160€ mentre ora arriva anche ai 200€ e oltre.

Com’è cambiata Saucony durante gli anni?

F.T: Stiamo tornando all’origine, al nostro heritage diventando così storyteller del brand. Sono in Saucony da poco ma immergendomi nella storia del brand ho capito che i pilastri fondamentali che caratterizzano e caratterizzeranno l’azienda sono: heritage appunto, innovazione e originalità.

Cosa rappresenta per Saucony la collaborazione con EricsOne? Perché essere presenti in occasione della Design Week?

A.R: Per noi presentarsi alla Design Week rappresentava il primo momento in cui la gente riprendeva una vita normale. Inoltre, insieme alla Fashion Week, è uno dei cultural moment che riteniamo molto affini alla nostra filosofia.

Quali sono gli sviluppi futuri del brand? E i suoi obiettivi?

A.R: L’Italia rappresenta il nostro mercato principale nonostante all’estero stiamo crescendo velocemente. Basti pensare che fino a due anni fa il nostro Paese pesava circa il 70% mentre ora si attesta al 50%. In Europa gli stati principali sono Germania, Francia, Paesi Bassi e UK mentre gli Stati Uniti, che sono il mercato di casa essendo Saucony marchio americano, avremo una crescita fortissima nei prossimi due anni in quanto stiamo riorganizzando la distribuzione, uscendo dai mass market.

F.T: Per quanto riguarda la comunicazione è fondamentale essere chiari nel veicolare l’identità del brand accogliendo le opportunità che arrivano. Una delle strategie più importanti è sicuramente quella di approcciare nuovi clienti tramite i differenti prodotti che proponiamo.

In termini di fatturato, cosa potete dirci riguardo al mercato italiano? Come sono andati i mesi della pandemia?

A.R: Sia ora, che durante il lockdown, il fatturato non ha registrato flessioni, anzi. Questo è dovuto all’incremento delle vendite online e alla richiesta delle calzature da running. In questi mesi abbiamo visto avvicinarsi sempre più nuovi clienti che col tempo si sono affezionati al marchio.

Sul lifestyle quanto pesa la donna rispetto all’uomo?

A.R: Abbiamo circa un 65% donna e 35% uomo con un’incidenza, sul totale, di circa l’8% sul bambino. La donna ha una maggiore percentuale in quanto il nostro prodotto è visto come un accessorio per via dei tanti colori e materiali.

In Italia com’è il rapporto tra lifestyle e performance?

A.R: Siamo passati da un rapporto uno a sette, che riguarda rispettivamente performance e lifestyle, per arrivare all’uno a cinque. Il nostro obiettivo a livello globale per il lifestyle è quello di triplicare il fatturato entro il 2025.

Come approccia la sostenibilità il brand?

A.R: Costruendo delle capsule di prodotto e utilizzando dei materiali che siano riciclati e che non siano vergini. Per esempio prodotti con zero plastica che usano risorse 100% naturali come juta e cotone.

F.T: La sostenibilità è un viaggio che non credo finirà. Ognuno ha le proprie responsabilità e i brand devono fare la loro parte per creare un mondo migliore ponendo un maggiore focus su questo tema e diventando estremamente selettivi sulla scelta dei materiali.