In questo articolo si parla di:

L ’appuntamento degli Outdoor & Running Business Days 2021 non è stato solo occasione di confronto e networking tra aziende e negozianti, ma anche un’opportunità per formarsi e arricchirsi. Nella prima giornata, quella di domenica, ad aprire le danze nella sala workshop è stato Matthieu Meneghini, sustainability manager presso Green Media Lab, che ci ha condotti, passo passo, in un incredibile viaggio alla scoperta della Carbon Neutrality. È l’PCC, Intergovernmental Panel on Climate Change, a definire questo processo come “il bilanciamento tra le emissioni residue e le attività di rimozione di quelle di anidride carbonica dall’atmosfera” che equivale ad azzerarle o neutralizzarle. L’obiettivo dunque? Raggiungere il Net-Zero emissions attraverso strumenti specifici chiamati crediti di carbonio che sono in grado di “compensare” i gas serra, nello specifico la CO2e (equivalente) emessa durante l’evento. Esattamente quello che è avvenuto agli ORBDays che, per la prima volta nella sua storia, sono stati carbon neutral.

Gli impatti di un evento
Il primo step, che è necessario compiere per raggiungere lo scopo prefissato, è quello di riuscire a comprendere le ricadute ambientali, sociali ed economiche dell’evento. Gli impatti possono essere generalmente di tre tipologie:
economici: quelli relativi all’organizzazione e al business come i ricavi diretti, la ricaduta territoriale e l’occupazione generata;
sociali: l’educazione e la sensibilizzazione, la valorizzazione territoriale, lo sviluppo della sinergia tra i diversi attori presenti sul territorio, e la coesione sociale ovvero l’unione delle persone, anche le più lontane, in virtù di un comune intento;
ambientali: legati alle emissioni di gas serra, all’accumulo di rifiuti che non vengono correttamente smaltiti o riciclati, la perdita della biodiversità e la distruzione di interi ecosistemi, la deforestazione.

Il percorso verso la neutralità
Misurare. Un evento inizia a esistere nel momento in cui viene pensato e progettato; lo scambio di email, le telefonate, l’uso di carta, i necessari spostamenti e sopralluoghi degli organizzatori, sono tutte azioni che generano consumi di energia e di risorse materiali. Così come la logistica e l’accoglienza, tutto ciò che comporta lo svolgimento, il disallestimento e, infine, il post evento. Quelle sopra descritte sono attività che rientrano nell’analisi dello Scope 1, ovvero uno dei tre step necessari per avviare il percorso verso la neutralità. Segue poi lo Scope 2 che quantifica l’energia utilizzata e lo Scope 3 necessario a identificare tutti gli impatti indiretti, ovvero le emissioni legate ai partecipanti all’evento, agli esercenti, agli alberghi, ai transfer… La raccolta di tutti questi dati è indispensabile per la definizione di quello che viene definito Life Cycle Assessment (LCA), dal quale è possibile estrapolare l’impatto della CO2e.

Ridurre. I dati alla mano e la consapevolezza di quanto effettivamente si è consumato, consentiranno, l’anno successivo, di ridurre il più possibile le emissioni, implementando azioni che vadano in questa direzione, come l’organizzazione dello spostamento dei partecipanti in treno o pullman collettivi, trasferte locali con biciclette e/o furgoni elettrici, la scelta di prodotti alimentari stagionali e a km 0 o, ancora, acquistare energia 100% green.

Compensare. Per quanto l’uomo – e in questo caso l’organizzazione di un evento – si impegni a limitare al massimo le proprie emissioni vi sarà sempre una soglia sotto la quale non è possibile andare. E se non si può ridurre, si deve compensare ovvero neutralizzare la CO2e che si imette in atmosfera. A tale scopo verranno dunque acquistati dei carbon credit ovvero degli strumenti, e più nello specifico dei certificati negoziabili, validati da Gold Standard e Verra le due organizzazioni riconosciute dall UNEP (United Nations Environment Programme). Ogni carbon credit equivale alla compensazione di una tonnellata di CO2e, e ciò avviene mediante lo sviluppo e la conseguente realizzazione di progetti di tutela ambientale esclusivamente nei Paesi in via di sviluppo, come definito nell’Accordo di Parigi del 2015.

Progetti Carbon Sink
Questi ultimi rilevano sempre un duplice aspetto, quello ambientale e quello sociale. Ecco alcuni esempi:
Tree Planting • piantumazione di nuovi alberi per sfruttare le loro capacità naturali di assorbire CO2e, tenendo presente che un albero adulto assorbe dai 10 kg ai 50 kg di anidride carbonica ogni anno. Oppure la piantumazione di alberi da frutto, in modo da coinvolgere le popolazioni locali, creare economia, generando oltre che beni di prima necessità (cibo), anche lavoro
Gestione Forestale • ripristinare e mantenere le foreste nelle loro condizioni ottimali
Green Energy • approvvigionamento di energia rinnovabile
Seagrass Restoration • ripristino della posidonia per sfruttare le naturali capacità di assorbire CO2e
Cookstove • fornire tecnologie per la cottura più pulite ed efficienti per evitare il rilascio di emissioni provenienti dalla combustione di legno, plastica, etc
Water Tower • creazione di pozzi che consentono l’accesso all’acqua potabile alle comunità che non ne hanno a disposizione, circa più del 50% della popolazione mondiale; in questo modo coloro che si occupano della sussistenza della famiglia non dovranno più far bollire l’acqua non potabile per assicurarne il sostentamento

Dunque, per rendere un evento carbon neutral è necessario, per prima cosa, essere consapevoli di quanto ogni nostra singola azione, anche un banale scambio di mail, generi emissioni. Si dovrà poi fare una stima e quantificarle, in seguito agire affinché la CO2e prodotta possa essere compensata.