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C’era un tempo, non molto lontano, nel quale i naviganti nel mare della moda viaggiavano su grandi navi, con rotte ben tracciate, approdando puntuali in porti sicuri. Fuor di metafora: l’intera fashion industry seguiva religiosamente i medesimi canoni, meccanismi, calendari, appuntamenti, canali distributivi (quasi unicamente gli store fisici). Poi arrivarono novità piuttosto dirompenti, molte delle quali peraltro concentrate negli ultimi anni. Tra le più eclatanti e significative ricordiamo: digitalizzazione crescente tra e-commerce, social network e influencer; contaminazione della moda più classica con i settori sportswear e streetwear; nascita e vertiginoso aumento delle collaborazioni tra brand, anche le più impensabili (a proposito di questi ultimi due punti, un pensiero doveroso va alla figura di Virgil Abloh, uno dei grandi protagonisti del nostro mondo nell’ultimo decennio, scomparso a soli a 41 anni lo scorso 28 novembre).

Quindi, quasi due anni orsono, ecco il Covid, la pandemia, il lockdown. E il mondo non fu più come prima. Ai cambiamenti di cui sopra se ne aggiunsero altri, con una brusca accelerazione. Vediamo i principali, analizzati anche nelle prossime pagine. Innanzitutto il fattore “green”, ormai imprescindibile per ogni marchio. Non è un caso che oltre la metà dei consumatori sia oggi disposto a spendere dal 5 al 20% in più per prodotti con un impatto ambientale e sociale significativo. Mentre l’82% si aspetta che le aziende del fashion scelgano per prima cosa la salute, la sicurezza e il benessere dei dipendenti.

Altrettanto centrali valori come diversità e inclusione. Anche in questo caso la pandemia ha offerto probabilmente più tempo per pensare, riflettere ed evolversi. Generando nuove idee e liberando rinnovate energie in vari ambiti. Compreso quello della presentazione delle collezioni, prima legate rigidamente a calendari e appuntamenti prestabiliti, come dicevamo. Ora in generale c’è più libertà nelle tempistiche delle fashion week. In pratica ognuno fa quel che vuole in fatto di sfilate e anteprime. Se non manca chi continua a sfilare durante le settimane della moda ordinarie, con la pandemia molti marchi hanno iniziato a seguire un proprio calendario. Così, a fianco di coloro che prediligono le consuete capitali della moda, c’è invece chi preferisce volare in città inconsuete (come Detroit con Bottega Veneta o Los Angeles con Gucci).

Da segnalare anche una crescente attenzione per start up, nuovi marchi e designer, così come per l’editoria indipendente. A proposito: doverosa (auto)citazione per HUB Style che, in questi due anni quanto mai perigliosi, ha mantenuto la barra dritta. Crescendo ulteriormente in autorevolezza, allargando il proprio team di lavoro, puntando forte sulla qualità dei contenuti, cercando – come si dice – di essere sempre “sul pezzo”. E confermando in toto il proprio calendario editoriale, a differenza di altre realtà pur storiche e blasonate. Un ringraziamento doveroso per questo va a tutti i nostri partner, oltre che all’affezionata e ampia platea dei lettori.

Tra questi una doverosa citazione va agli showroom, da sempre presenti sui nostri canali, ma ai quali vogliamo dedicare una crescente attenzione, come dimostra la rubrica dedicata su questo numero. Si confermano un perfetto anello di congiunzione tra brand e retail. Ma sono spesso molto di più. Veri e proprio consulenti, in grado di favorire se non in alcuni casi addirittura decretare il successo di un marchio. Anche loro hanno dovuto ripensare gran parte delle modalità lavorative. Investendo sempre più su logistica, strutture, dipendenti e collaboratori. Ragionando e agendo come vere e proprie imprese. Sempre più attente al digital ma rivendicando il ruolo ancora fondamentale del canale fisico: rimane indispensabile per tutti poter toccare con mano i prodotti e i tessuti da acquistare.

In questo quadro è possibile stilare un primo bilancio del 2021 anche in termini numerici. Con molti indicatori che portano a confermare una forte ripresa di tutto il comparto. In alcuni casi tornato al pari se non sopra i livelli del 2019. Più in generale con un 10% ulteriore da recuperare entro il 2022. Risultati resi possibili dalla vitalità del settore moda, che ha dimostrato grande resilienza, oltre a una buona dose di creatività, duttilità, flessiblità. Abbiamo imparato (o riscoperto) l’arte del navigare a vista. Di questi tempi, il modo migliore per continuare il viaggio verso una rotta sicura.

Benedetto Sironi
benedetto.sironi@sport-press.it