In questo articolo si parla di:

di Sara Fumagallo e Alessandro Marra

Tra i punti di vista raccolti dalla nostra redazione nella prima giornata di Pitti Uomo c’è anche quello di Simona Montemari – Vibram Finished Goods Innovation manager -, che ci ha parlato delle novità più importanti firmate dal brand dell’ottagono giallo. A partire da una tecnologia ispirata all’handmade, che sposa la filosofia “Do it yourself ”.

In cosa consiste questo progetto?

Quella che noi abbiamo presentato è una nuova tecnologia ispirata all’handmade. Il processo della calzatura, che è praticamente stato bypassato, è articolato in quattro fasi dove si hanno taglio, cucito, montaggio e infilatura. Il prodotto viene assemblato tramite un processo di lace system. È una scarpa che ci si può creare in autonomia completamente, per esempio a casa propria, davanti alla televisione. È un progetto che durante il lockdown causato dal Covid ci ha mostrato tutte le sue potenzialità.

Cosa è avvenuto in quel momento?

Ci siamo ritrovati chiusi in casa e così abbiamo potuto testare e sperimentare un concetto che ha assunto le caratteristiche di un progetto creativo. La base di partenza per iniziare la customizzazione è la nostra mescola N-OIL, prodotta con oltre il 90% da materiali naturali e tinta con il 100% di pigmenti naturali ottenuti tramite estrazione dalle piante e tecniche di essiccazione. L’altra mescola di cui disponiamo è l’Ecostep, il primo pionieristico eco-compound composto per oltre il 30% da gomma riciclata derivata dagli scarti di produzione. Il sottopiede è in EVA antibatterica e antifungo. Per quanto riguarda la tomaia abbiamo fatto una joint venture con Sciarada, utilizzando la loro crosta Evolo, realizzata attraverso un processo sostenibile. In questo modo, la scarpa risulta completamente glue free e senza additivi chimici.

In che modo è proseguito lo sviluppo?

Abbiamo continuato a presentare Vibram Component coinvolgendo ancora di più il consumatore finale e organizzando una serie di workshop, con la presenza di noti designer che hanno customizzato il proprio progetto, invitando i consumatori a fare altrettanto e sviluppando un vero e proprio processo creativo. Abbiamo notato che le caratterizzazioni vengono fatte in base all’umore del momento e a quello che ci si sente di fare: sei libero di tagliare, di aggiungere, di mettere il laccio o di toglierlo. Il prossimo obiettivo è andare ad approcciare anche i brand, confidiamo in questa causa che cambia completamente il processo di produzione. Potendo essere realizzata anche al di fuori delle fabbriche, magari non tutti la vedranno in modo favorevole, però devo dire che l’apprezzamento da parte del pubblico è stato molto incoraggiante, quindi ci crediamo e proviamo a fare il next step.

Qual è invece il sentiment per Pitti? Siamo al primo giorno, come è andato fino ad ora l’evento?

Per ora vedo poca gente. Quando sono entrata è stato uno shock perché io vengo dai Pitti storici, è tutto molto ridotto, non si ha la solita sensazione.

Poter ugualmente fare la fiera anche in questa situazione è qualcosa di positivo o sarebbe stato più opportuno rimandarla?

C’è chi voleva farlo per forza e chi non voleva venire, un po’ lo capisco perché l’umore che si riscontra andando in giro non è proprio dei più favorevoli a questo genere di eventi. Siamo tutti con le mascherine addosso ma qualcosa può sempre capitare, però è altresì vero che dobbiamo sorpassare questo ostacolo e ricominciare a fare in modo che si riesca a vivere gli eventi come prima. Ritengo quindi che sia un segnale positivo per il mercato. Speriamo di darlo pure noi, anche per il coraggio di essere venuti comunque a cercare di portare avanti quello che si è fatto finora: va bene sperimentare in casa, ma vogliamo che le persone possano godersi questa esperienza anche all’aperto.