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di Sara Fumagallo

Venerdì 4 marzo 2022 si è tenuto il webinar #CircularFashion di GECO – The Sustainability Expo, l’evento virtuale sulla sostenibilità che offre ai suoi partecipanti l’esperienza tipica di una fiera fisica ma in un ambiente totalmente virtuale e interattivo.

A moderare la “tavola rotonda” è Angelo Spina, managing partner della società benefit Proserpina BS Srl. Ospiti speciali e speaker Susanna Galli, sustainability & intangibles director di Diadora, Valeria Battel, giornalista e docente di NABA ed Enrica Arena, ceo e co-founder di Orange Fiber.

La responsabilità della moda

Ogni anno, il settore del T&A e quello calzaturiero producono il 10% delle emissioni annuali mondiali di gas climalteranti.

Secondo quanto dichiara JRC- EU Joint Research Centre, “il 52% di queste emissioni è ascrivibile alla filiera delle imprese partecipanti alla produzione – dalle materie prime al prodotto finito – mentre il 45% al cliente finale nella fase di uso dei prodotti”.

Per quanto riguarda i clienti finali c’è chi, con atteggiamento responsabile, prolunga il “ciclo di vita” dei prodotti e chi invece predilige l’acquisto di abbigliamento fast-fashion. Così facendo non solo aumentano l’impatto negativo sull’ambiente, ma promuovono la produzione di capi a basso costo di mano d’opera (aggiunta a una serie di problematiche sociali lungo tutta la filiera).

A fine vita, solo l’1% dei prodotti viene riutilizzato all’interno della stessa filiera e solo il 13% viene impiegato nella realizzazione di prodotti di valore inferiore.

Parola al fashion

NABA – Nuova Accademia di Belle Arti

Valeria Battel, giornalista e docente NABA, presenta una serie di iniziative realizzate proprio dagli studenti dell’accademia, mostrando quanto gli sprechi non debbano essere considerati parte del processo.

Made in NABA, ideata e progettata interamente all’interno del campus in collaborazione con Shima Seiki Italia (leader mondiale nella produzione di macchinari per la maglieria), è una maglia in eco cashmere nata dalla creatività della studentessa Marta Reparaz Lipperheide.

Altri progetti proposti sono stati: Promperù, Fulgar, Destro Tonello e la sfilata Planet Dresses.

Infine il Magazine, partorito dagli studenti dell’ultimo anno di Fashion Design e Styling & Communication che si sono confrontati su tematiche e visioni green nel campo del design, della moda e dell’arte.

“Le criticità che si incontrano sul cammino sono molteplici. Probabilmente, il fatto di spiegare ai ragazzi cosa significa sostenibilità è una grande difficoltà. C’è ancora molta confusione e le aziende non sono al 100% trasparenti. È importante creare, quindi, la consapevolezza nel pensiero degli studenti e nel prodotto che vanno a realizzare, dando vita anche una serie di sinergie con le aziende”, afferma Valeria Battel.

Orange Fiber

Un’azienda italiana che produce (e ha brevettato) tessuti sostenibili di derivazione naturale, gli agrumi.

Ideato nel 2012 e lanciato ufficialmente nel 2014, in un periodo in cui le start-up non erano ancora così diffuse, il progetto ha come obiettivo principe quello di trasformare ciò che resta dalla spremitura industriale degli agrumi per succo in un materiale tessile. Il risultato è Orange Fiber.

Tutto nasce da una necessità. Per ogni arancia spremuta circa il 60% del suo peso diventa un sotto prodotto da smaltire, il cosiddetto “pastazzo”. Un residuo che in Italia vale circa 700.000 tonnellate l’anno.

“Il nostro scopo non è solo offrire un prodotto ‘sostenibile’, vogliamo donare consapevolezza. Da un punto di vista di composizione direi che le nostre fibre sono biodegradabili ma stiamo aspettando i risultati delle analisi che mostreranno la loro biodegradabilità, appunto, in diverse condizioni”, dichiara Enrica Arena.

E continua: “Le difficoltà sono state diverse nel tempo e una, sicuramente, è la filiera. Per fare una fibra ci sono dei quantitativi minimi richiesti e quando si è delle piccole start-up questo può risultare un problema. Quindi i costi sono più alti. Anche il tema del greenwashing è una criticità importante in quanto offre un’idea di sostenibilità distorta alle persone”.

Diadora

La società di abbigliamento italiana – produttrice di calzature, magliette, zaini e borsepartita da zero, è riuscita in pochi anni a ottenere ottimi risultati.

Nel 2021 ha conquistato la medaglia di platino da EcoVadis posizionandosi tra l’1% dei top performers in ambito green.

“L’apprezzamento per questa sensibilità è crescente sia internamente che esternamente. Noto una proattività nell’azienda, da parte dei dipendenti e feedback positivi provenienti dai nostri clienti. Inizialmente, durante alcuni colloqui ci venivano fatte spontaneamente dai candidati domande specifiche sul tema green. Dopo la pandemia abbiamo notato una maggiore preparazione in merito e questo, per noi, è un riscontro più che positivo”, commenta Susanna Galli. E conclude: “Uno dei nostri tanti impegni in ambito sostenibile è sicuramente l’utilizzo di cotone organico certificato GOTS che permette di avere, contrariamente a quello normale, un impatto migliore sul pianeta”.