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Come promesso e annunciato sullo scorso numero, eccovi nelle prossime pagine la seconda e conclusiva puntata della nostra esclusiva inchiesta “100 punti di vista” con altrettante interviste a una selezione dei più importanti negozi italiani. Dalla quale emergono molti elementi comuni e conferme rispetto a quanto già illustrato lo scorso mese. Innanzitutto l’aumento dei fatturati nel corso del 2021, cresciuti con punte anche del 40% (certo, come sappiamo il 2020 di contro è stato l’anno peggiore forse di sempre per il mercato moda). Oltre ai numeri, è anche l’umore dei negozi intervistati a confermare un bilancio più che positivo: ben il 90% si è dichiarato contento dell’anno passato.

A consolidarsi ulteriormente sono state anche le vendite online che, in alcuni casi, incidono ormai oltre il 50% sui fatturati di alcune insegne. Senza però rendere meno strategico e centrale il negozio fisico. Di certo, la dinamica d’acquisto è cambiata. Potremmo definirla più consapevole e ponderata: il cliente rinuncia più facilmente a comprare se prodotto e/o prezzo non lo soddisfano al 100%. I consumatori sono sempre più informati e la shopping experience si è evoluta in ottica multi-canale. Si è registrata una minor affluenza in store ma lo scontrino medio è risultato più alto.

Tra le note principali raccolte dalla nostra inchiesta, emerge anche una richiesta significativa di qualità e prodotto “di sostanza”. Sono apprezzate le competenze del personale di vendita e si notano fiducia e riconoscimento della professionalità dovuti ad anni di storicità. Molti hanno sottolineato come la qualità abbia fatto la differenza, sia nella vendita online che in store. Passione, perseveranza e professionalità sono stati valori più che mai fondamentali sui quali ripartire con basi solide. Altrettanto importanti si sono rivelati aspetti che tendiamo a dare per scontati, ma che in realtà non lo sono: gentilezza, rapporto umano e dialogo tra venditore e cliente. Tra negozio e azienda.

I motivi per sorridere, quindi, al pari della maggior parte dei nostri intervistati, non mancano. Ma se allarghiamo l’analisi anche ai primi mesi del 2022 e consideriamo le problematiche che ancora interessano il nostro settore, alcune note sono decisamente amare. Anche la moda, al pari di tanti altri comparti a onor del vero, è stata interessata da fattori “disturbanti” quali mancate o ritardate consegne di prodotto, forti rincari nei costi di trasporto e nelle materie prime, con relativo incremento dei listini. Oltre, ovviamente, a tutte le implicazioni provocate dalla guerra tra Russia e Ucraina. Con impatti dirompenti sulle importazioni in questi paesi, nonché un clima di nuova incertezza sui mercati internazionali.

In questo nuovo contesto, dove si inserisce peraltro anche il tema energetico, parlare e soprattutto portare avanti azioni concrete legate alla sostenibilità potrebbe apparire fuori luogo. Ma nel lungo periodo, ne siamo certi, sarà comunque vincente. Per questo HUB Style dedica da sempre un ampio spazio all’argomento, con vari speciali e focus dedicati, come quello che trovate nelle prossime pagine. Il tutto senza distogliere ovviamente l’attenzione da quest’altra, seppur ben diversa, emergenza scoppiata esattamente due anni dopo quella pandemica. La quale ha tuttavia ribadito una confortante certezza. Dopo ogni crisi, c’è voglia di ripartire. Possibilmente ancora più forti e motivati.

Benedetto Sironi
benedetto.sironi@sport-press.it