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Un (quasi) ritorno alla normalità per Pitti che, con l’edizione 102, ha registrato una grande affluenza di buyer e visitatori che rispettivamente contano 10.600 e 16.000 presenze.

Questo giugno la fiera ha riscontrato ottimi feedback da parte degli addetti al settore e, anche noi di HUB Style, abbiamo voluto fare la nostra parte intervistando 13 aziende presenti all’interno del salone della moda maschile.

Per molti, questi eventi devono essere un momento di scoperta e ricerca e in continua evoluzione. La formula dei quattro giorni – rispetto ai tre della scorsa edizione – sono una forzatura e, sempre di più, è richiesta una maggiore presenza di marchi nuovi e freschi.

Si è riscoperto, con lo stop dovuto alla pandemia da Covid-19, un nuovo modo di lavorare, meno frenetico e più di qualità, e questo Pitti ne è la dimostrazione.

Dunque, avendo avuto l’occasione di scambiare due chiacchere con gli espositori, abbiamo percepito direttamente il loro sentiment rispetto all’edizione 101 di gennaio 2022 e gli abbiamo chiesto un parere sulla tipologia di visitatori e/o buyer, in particolare sulla percentuale di presenza di quelli stranieri rispetto agli italiani in fiera.

Adesso, la parola alle aziende.

Andrea Lorenzoni – ceo di Lorenzoni  

“Non è ancora il Pitti del pre-pandemia ma i primi due giorni si è lavorato moltissimo. Quasi tutti europei e tedeschi i nostri visitatori. Arrivati anche molti americani, che mancavano nelle altre edizioni. Assenza quasi totale degli gli orientali: tranne per qualche giapponese. Direi che siamo su un 50% sia per gli italiani che per gli esteri. Mentre i primi, da noi in stand, passano solo a dare un’occhiata, ma poi per acquisti fanno riferimento alla rete vendite, i secondi vengono, guardano e fanno l’ordine direttamente qui. In questo modo riusciamo a servire mercati lontani e importanti, come Sud Africa o Iraq, dove non abbiamo rappresentanza”.

Andrea Lorenzoni – ceo di Lorenzoni

Angelo Fumarola – international sales di Berwich  

“Finalmente, dopo due anni passati con qualche incertezza, è tornato il giusto traffico in fiera. In una percentuale molto maggiore rispetto all’edizione di gennaio, dove i confini erano chiusi in Italia mentre con questa si sono allargati all’Europa. Rare le visite degli orientali, mentre dagli Stati Uniti sono arrivati, soprattutto i top player, senza raggiungere ancora l’afflusso consueto. Ma dall’Europa abbiamo avuto il pienone: Austria, Germania, Olanda, Belgio, Scandinavia, tutti clienti che è stato molto bello ritrovare. Per quanto riguarda l’organizzazione delle fiere per presentare e vendere le collezioni donna, che in genere avvengono a settembre in concomitanza della MFW, mi viene in mente una considerazione: ma perché come azienda dobbiamo aspettare due mesi, da giugno a settembre, periodo in cui le filiere rimangono ferme, per concludere i nostri business? A settembre, per noi, i giochi sono già fatti. Le aziende devono acquistare e produrre, e poi vendere e consegnare nei tempi. Non avrebbe senso anticipare gli appuntamenti fieristici in estate anche per la donna?”.

Angelo Fumarola – international sales di Berwich

Angelo Loffredo – founder di People of Shibuya

“Si respira un’aria di positività in questa edizione. C’è molta più gente, più voglia di uscire e di confrontarsi e, a prescindere dal prodotto, c’è necessità di veri rapporti. Questo Pitti 102 è l’inizio di un nuovo percorso che tutto il comparto sta avendo e avrà sempre di più. Rispetto all’ultima edizione si sta verificando una vera e propria ‘invasione’ di stranieri, principalmente spagnoli e tedeschi, ma anche perché a gennaio nessuno era autorizzato a uscire dal proprio Paese”.

Angelo Loffredo – founder di People of Shibuya

Renzo Cognini – marketing manager Italia di Fila 

“Noi a gennaio non eravamo presenti ma ho partecipato da visitatore. Posso dire che questa edizione ha sicuramente fatto un passo in avanti registrando un maggiore afflusso di persone e un lieve miglioramento. Un Pitti di qualità in quanto si è presentata più gente interessata al business. A livello di clientela sicuramente l’Italia era molto più presente rispetto all’estero – Francia, Spagna e Germania – che, comunque, si è fatto vedere”.

Renzo Cognini – marketing manager Italia di Fila

Aldo Felici – footwear sales manager Italia di Dolomite 

“L’affluenza è sicuramente aumentata e questo è dovuto, oltre all’allentamento delle restrizioni, anche alla limitazione degli spazi espositivi. Rapportandoci al pre-Covid, sicuramente, stiamo notando pochissima presenza degli asiatici e, più o meno, la nostra sensazione è che, in percentuale, gli italiani e gli stranieri al nostro stand sono stati un 50/50”.

Aldo Felici – footwear sales manager Italia di Dolomite

Marco Luraschi – chief commercial officer di MC2 Saint Barth

“Il sentiment è sicuramente molto positivo anche se per noi il Pitti rappresenta di fatto un concetto differente. Si tratta di un momento di incontro inclusivo, un ritrovo unico e piacevole, una sorta di ‘cena di natale’ dove ci si ritrova con tutti, parenti amici e collaboratori. Abbiamo riscontrato un ritorno significativo di buyer stranieri con prevalenza europea e, con molto piacere, una nutrita rappresentanza di americani, visto che per noi gli Stati Uniti sono un mercato in grande espansione. Paradossalmente abbiamo registrato un leggero calo di visitatori italiani”.

Marco Luraschi – chief commercial officer di MC2 Saint Barth

Michele Carillo – ceo di Briglia 1949 

“Abbiamo riscontrato una grossa positività, tante frequenze e voglia di acquistare. Questo è un Pitti di alta qualità e da mettere bene in evidenza. Durante il Covid abbiamo sempre lavorato e nelle ultime stagioni abbiamo avuto un ottimo incremento delle vendite ritornando ai livelli pre-pandemia già nel 2021. Dunque, siamo molto contenti dei risultati nonostante le criticità della produzione. Si è verificato un grande ritorno dell’Europa, principalmente il centro, e un po’ di Giappone. In percentuale, l’estero e l’Italia contano un 50/50”.

Michele Carillo – ceo di Briglia 1949

Fabrizio Carnevali – ad di Manifattura Paoloni 

“Un’edizione di Pitti ben riuscita questa di giugno ’22 e, anche se qualche dubbio lo avevamo, dobbiamo confermare che abbiamo registrato una grande affluenza di clienti, sia italiani che stranieri, soprattutto dal Nord Europa, registrando anche facce nuove. Per noi è un ottimo segnale di ripresa. Per scelta aziendale abbiamo sempre presenziato in fiera, anche nelle ultime edizioni meno fortunate. Per noi era necessario sostenere il sistema e la struttura fieristica in un momento di difficoltà generale. Come azienda Manifattura Paoloni avevamo questo desiderio di ripresa, con una grande voglia di fare e vedersi in faccia, ricominciando a fare business, perché il nostro è un lavoro che si basa molto sull’emozione, sul contatto e, soprattutto, sul tatto”.

Fabrizio Carnevali – ad di Manifattura Paoloni

Vincenzo Sansonne – direttore creativo di Giannetto Portofino 

“C’è stato un maggiore afflusso di clienti ed espositori rispetto alla scorsa edizione anche se, ovviamente, se dovessimo paragonarlo al 2019 i dati sono ancora piuttosto bassi. Però, prima della pandemia, c’era un’eccessiva presenza di visitatori e aziende e la qualità media del primo era più bassa rispetto a quella che c’è adesso. Quando ci sono delle limitazioni, chi decide di affrontare un viaggio è molto motivato. È diminuita, quindi, la quantità ma è aumentata la qualità. Ciò che abbiamo costatato, presidiando allo stand, è che la percentuale di italiani è stata all’incirca del 30% rispetto all’estero tra cui principalmente svedesi, danesi, olandesi, francesi, tedeschi, americani. Noi sul territorio italiano abbiamo degli agenti e, forse, è anche per questo che c’è stata una minor affluenza qui a Pitti”.

Vincenzo Sansonne – direttore creativo di Giannetto Portofino

Marco Bernardini – ceo di Slowear 

“L’energia e l’entusiasmo che abbiamo riscontrato era meraviglioso. E, nonostante la nostra assenza da un po’ di tempo, abbiamo registrato un grande ritorno e interesse per la collezione di buyer ed estero”.

Marco Bernardini – ceo di Slowear 

Simone Landi – ad e uomo prodotto di L’impermeabile

“L’aria respirata a Pitti è stata migliore di ogni aspettativa, ottima premessa per una buona campagna vendite. Nonostante la guerra e il costo pazzesco dei voli aerei, c’è stato un grande ritorno dei buyer stranieri: europei, americani e anche qualche russo. Questo Pitti è stato l’inizio di una rinascita. Bisogna cominciare a ricostruire e difendere il made in Italy. Ogni player deve fare il proprio lavoro, dal fornitore di tessuti, al confezionista fino al negoziante, creando compattezza all’interno della filiera”.

Simone Landi – ad e uomo prodotto di L’impermeabile

Chris Wang – ceo di Duno 

“Una fiera molto positiva quella appena conclusa, anche e soprattutto nei confronti della precedente edizione invernale. Molta positività da parte di tutti. Anche il levarsi la mascherina e rivedersi è stata una cosa molta gradita da tutti. Sono stati tre giorni parecchio intensi, soprattutto il secondo, con un grande come back degli stranieri: abbondante flusso degli europei, che si sono rimossi in massa da molte Nazioni, e abbiamo avuto visite anche dal Giappone. In percentuale abbiamo visto un 70% di italiani su un 30% di stranieri. E direi serenamente che per il prossimo gennaio il Pitti riprenderà il proprio regime pre-Covid”. 

Chris Wang – ceo di Duno

Gianni Giannini – titolare e direttore creativo di Doucal’s

“È stata una bellissima edizione e si è tornati finalmente agli antichi splendori. Tanta gente e tanti clienti, tanti curiosi e tutti molto positivi. Abbiamo notato grande voglia di guardare avanti e di fare business tra partner seri.  Il nostro è un marchio internazionale e da noi sono venuti moltissimi stranieri, anche se si sono registrate delle assenze. Come potete immaginare è mancato totalmente il mercato asiatico e quello russo. Gli italiani hanno presenziato in modo massiccio, ma tutto il centro Europa era bene presente: Svizzera, Germania, Francia, Austria, Olanda. Per dare una percentuale direi un bel 50% di italiani versus un 50% di stranieri. Gli americani si sono visti, e non solo in fiera. Le strade di Firenze erano gremite di turisti statunitensi”.

Gianni Giannini – titolare e direttore creativo di Doucal’s

di Sara Fumagallo e Valeria Oneto