In questo articolo si parla di:
In evidenza un’immagine del rendering della calzatura di Avirex

Una realtà giovane ma con esperienza. Un’azienda creativa ma pur sempre concreta. Green e tecnologica.

Questa è Nice Footwear, società vicentina nata nel 2004 per lo sviluppo, la produzione e la distribuzione di sneakers per il tempo libero e lo sport. Una gamma prodotto che a oggi si è allargata anche alle scarpe di lusso e borse di alta pelletteria.

In questi anni, si è ampliata aprendo nuove sedi oltre i confini europei e inglobando nuovi settori merceologici. In tal senso Nice Footwear è diventata una vera e propria “collezione di mestieri”.

Ne abbiamo parlato con Francesco Torresan, coo e r&d di Nice Footwear.

Francesco Torresan, coo e r&d di Nice Footwear

Raccontaci com’è iniziato il tuo percorso nel distretto calzaturiero di Montebelluna e come sei entrato a far parte di Nice Footwear.

Circa 25 anni fa, casualmente, vidi su un giornale che un fondo europeo stanziava una borsa di studio per corsi di “design della calzatura”. Partecipai a questo concorso, arrivai tra i primi, e da lì partì tutto. Iniziai uno stage nel 1996 presso l’azienda Lotto e conclusi questo percorso ancora con loro nel 2016 come direttore prodotto di calzature e accessori. Successivamente ho iniziato la mia avventura in Nice Footwear, realtà conosciuta e apprezzata proprio perché fornitrice di Lotto. Attualmente ricopro il doppio ruolo di COO (Chief Operating Officer) e R&D Manager; credo fortemente nell’Azienda e nei suoi valori: di cui oggi sono uno degli azionisti. Inizialmente era una piccola società; a oggi si è ingrandita, quotandosi in Borsa e facendo due importanti acquisizioni, incrementando l’offerta di servizi a 360 gradi (dalla consulenza alla produzione).

Com’è cambiato il mondo delle sneakers negli ultimi 24 mesi e come sono mutuati i loro tempi di progettazione e realizzazione?

È cambiato radicalmente: fino a quattro/cinque anni fa il prodotto tecnico non era considerato sneaker. Oggi troviamo facilmente articoli dalle strutture e caratteristiche tecniche anche in negozi fashion o non prettamente specializzati. Poi è cambiato anche il consumatore: per esempio, dieci anni fa si prediligeva un prodotto calzaturiero in pelle, mentre ora si tiene conto anche della sostenibilità. La pandemia è poi un fattore che ha sconvolto l’intera supply chain e quindi il sistema di progettazione. Nel periodo pre-Covid-19 lo staff e io viaggiavamo a ritmi sostenuti e ogni mese e mezzo facevamo tappa in Cina. A oggi abbiamo capito che, sia per un fattore economico che per l’impossibilità di muoversi in maniera agevole, la digitalizzazione è fondamentale. A tal proposito, lavoriamo principalmente su una presentazione digitale a rendering fotografico 2D e 3D che permette al cliente di visionare il campionario in anteprima, risparmiando tempi e costi. Dall’approvazione del bozzetto presentato al cliente alla ricezione delle scarpe, prima della pandemia trascorreva anche più di un anno e mezzo mentre adesso meno di dodici mesi: Infatti, sebbene si siano ridotti i tempi di progettazione, si sono allungati sia quelli di produzione per la mancanza di materie prime, sia di trasporto a causa dei transit time dall’Asia; nel momento in cui torneremo a una pseudo normalità, il processo si accorcerà ulteriormente, arrivando a meno di nove mesi.

State valutando altri progetti e nuove iniziative legate ad aziende (o brand) della Riviera del Brenta?

Assolutamente sì: crediamo infatti che la Riviera del Brenta sia una fucina di idee con expertise e professionalità differenti. Lì si respira già un’aria diversa. Dunque, Nice Footwear è sempre attenta a tutte le opportunità che si presentano sul mercato e sicuramente consolidare ciò che è già stato fatto è importante. Abbiamo anche in corso una collaborazione con il Politecnico Calzaturiero di Vigonza (PD) che crediamo possa generare idee innovative e interessanti.

Dove pensate di ampliare e integrare, prossimamente, la vostra offerta?

Se qualcuno mi avesse detto che tre/quattro anni fa avremmo acquisito un borsettificio, onestamente, non ci avrei creduto. Ci sono moltissime sinergie tra accessori, borse e scarpe; per questo Nice Footwear non si pone limiti per quanto riguarda la tipologia di prodotto.

In Nice Footwear avete un portfolio prodotti di calzature molto ampio. Come cambieranno le gerarchie tra brand in licenza (a oggi maggioritari), in distribuzione e corporate?

Siamo abbastanza equilibrati, infatti abbiamo diviso equamente tutte le possibilità di business: dalla distribuzione, alla licenza, fino alla proprietà del marchio e al service. Questo in futuro sarà una strategia che continueremo a percorrere più che altro per un’ottica industriale di ammortamento dei tools. Quindi sì, ci saranno dei cambiamenti.

Quanto conta nelle vostre proposte e, in prospettiva futura, la tecnicità dei materiali e la commistione con il mondo outdoor?

Saranno sicuramente un must per i prossimi anni. La tecnicità dell’articolo oggi forse è la “condicio sine qua non” per vendere al pubblico. Chi vive in città, per esempio, tra scooter, monopattini e mezzi pubblici, si trova spesso in balia delle intemperie e quindi tendenzialmente punterà ad acquistare un prodotto che possa essere performante. Lo sviluppo di materiali sempre più tecnici aiuta a realizzare dei prodotti sempre più “tecnic-fashion”.

Siete entrati recentemente con Nice Footwear in Animal Free Fashion e con Kronos avete raggiunto la valutazione più alta VVV+. Quali saranno i vostri prossimi passi?

La scarpa è un assemblato di più pezzi. Tutto quello che riusciamo a fare per la sostenibilità certo non risulta economicamente vantaggioso per la società, nonostante ciò, crediamo fermamente che se il mondo abbracciasse ideologie eco-friendly e green, allora anche i costi diminuirebbero sensibilmente. Prima iniziamo, prima raggiungeremo l’obiettivo. Speriamo che il lavoro che stiamo facendo in tal senso possa ispirare anche altri a fare lo stesso. Abbiamo cominciato con Kronos, marchio di proprietà di Nice Footwear, aderendo all’iniziativa promossa da LAV e a partire dalla collezione SS23 non sarà più utilizzato alcun materiale di origine animale. Questo è un passo importante verso una moda etica che abbiamo deciso di sperimentare prima su noi stessi proprio per verificarne la reale fattibilità. L’obiettivo è sicuramente quello di arrivare ad un marchio 100% sostenibile.

di Cristiano Zanni