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In evidenza un’immagine dello stand di Avant Toi a White Show Milano

Il forte legame con il mondo dell’arte e la ricerca estetica sono al centro della filosofia di Avant Toi, marchio fondato nel 1994 dai fratelli Fiorella e Mirko Ghignone. Quest’ultimo, artista ecclettico, è il pioniere dell’evoluzione del cashmere.

Un brand che, attraverso la sperimentazione delle tecniche di lavorazione e dei materiali, unita all’innovazione della colorazione, ha rivoluzionato il mondo della tintura in pezza.

Per questa SS 23, sia le collezioni donna che home, vedranno come protagoniste un’attitudine Anni ’70 e atmosfere vintage con colori vivaci,
scintillanti e accostamenti insoliti.

E proprio di creatività e futuro dell’azienda ne abbiamo parlato con Fiorella Ghignone, ceo di Lia Pull, e Giulia Marini, marketing & business development di Avant Toi.

Com’è cambiata l’azienda in questi ultimi anni?

Alla sua nascita Avant Toi era quasi un marchio “dark” mentre, a oggi, è tutt’altro. Questo cambiamento, come è giusto che sia, è stato apprezzato da molti clienti ma tanti altri sono rimasti sorpresi perché non tutti sono così veloci a percepire il cambiamento. Comunque, continuando per la nostra strada, abbiamo ottenuto ottimi risultati e anche chi a primo impatto non apprezzava questa “gioia di vivere” colorata, poi, si è affezionata.

Com’è nata l’ispirazione di questa nuova collezione?

Sicuramente tutto parte dagli Anni ’70, periodo di rivoluzione di creatività allo stato puro. Volevamo dare al nostro cliente un senso di “joie de vivre” e “peace and love”, non solo attraverso i colori ma anche le forme.

Come riuscite ad avere idee sempre nuove?

Per quanto riguarda la creatività devo ammettere che mio fratello è un visionario. Lui ha sempre in mente la cosa giusta nel momento giusto in termini di tendenze. Per esempio, durante un viaggio a Miami – a Pasqua dello scorso anno – ha notato che era in atto il trend della tappezzeria e, mentre si stava procedendo con lo sviluppo della collezione che presentiamo oggi a White, ha stravolto lo showroom con un mood Anni ’70. Grazie a questo viaggio sono nate nuove idee e, di conseguenza, anche stampe e colori nuovi.

Quanto conta l’uomo rispetto alla donna?

La donna rimane per noi il mercato più importante ma l’uomo sta aumentando. Siamo nell’ordine, rispettivamente, del 70% e 30%.

In futuro, penserete di realizzare delle linee young, con un prezzo minore, di Avant Toi?

Non ne abbiamo mai parlato. Abbiamo pensato di introdurre prodotti in cashmere misto lana che al pubblico costa sicuramente meno per avvicinare un pubblico più giovane e con un portafoglio meno importante, anche perché loro saranno i consumatori del futuro. Ci stiamo avvicinando al mondo della sostenibilità, che a noi sta molto a cuore ma anche alla popolazione più “young”, ma tutto questo non si sposa con il minor prezzo.

Il post-pandemia ha portato a molti cambiamenti. La struttura della vostra azienda ne ha risentito?

In un momento storico come questo, dove si parla sempre di più di digital e phygital, non potevamo non focalizzare le nostre risorse in quest’ambito. Già prima della pandemia avevamo una piattaforma online con Joor, ora l’abbiamo implementata ancora di più. Abbiamo anche investito nella parte social, prendendo un’agenzia di pr che potesse aiutarci in tal senso. Per fortuna si sta tornando a una normalità e a un contatto con la clientela, ma aver imparato a comunicare in un modo diverso ci aiuta sicuramente a offrire al consumatore un servizio completo a 360 gradi.

Stanno cambiando i tempi delle campagne vendite?

Noi siamo tornati a regime anche se, nonostante la lettera di Armani, dal Far East sembra stiano parlando di ulteriori anticipazioni. Dobbiamo, quindi, ancora di più, iniziare a correre. Da una parte c’è una campagna vendita che dura tanto – noi l’abbiamo iniziata a giugno e la finiremo ufficialmente il 14 ottobre – dall’altra è richiesta una maggiore anticipazione. Comunque, le fiere hanno ancora un ruolo fondamentale soprattutto per i nuovi clienti.

Tempo fa puntavate molto sull’estero rispetto all’Italia. È ancora così?

L’estero rimane per noi ancora importante ma nell’ultimo periodo abbiamo voluto premiare l’Italia, perché qui abbiamo le nostre radici. A livello percentuale, per quanto riguarda l’export, siamo sempre stati nell’ordine dell’80% per l’estero e 20% per l’Italia, adesso il Bel Paese è aumentato, anche se di poco, raggiungendo il 23%. Abbiamo investito anche in una nuova figura commerciale che sta facendo un ottimo lavoro sull’intero Stivale. Questo è anche un ottimo bigliettino da visita per i clienti stranieri: se sei nelle migliori boutique italiane viene percepito ancora di più l’alto valore del marchio.

A livello di fatturato, come pensate di chiudere il 2022?

Se riusciamo a produrre e a consegnare tutto ciò che abbiamo venduto, chiuderemo l’anno con un bel fatturato. Puntiamo ai 10 milioni di euro.

di Cristiano Zanni