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Ancora problemi per Nike che, se da un lato ha registrato buoni risultati trimestrali, dall’altro ha visto erodersi i suoi margini dai costi logistici, dalle operazioni promozionali volte a ridurre gli stock e dagli effetti di cambio.

Il giro d’affari del colosso americano nel primo trimestre fiscale è cresciuto del 4%, arrivando a 12,7 miliardi di dollari, più dei 12,27 miliardi previsti. Non tenendo conto degli effetti valutari, le vendite sarebbero aumentate del 10%. L’utile netto del gruppo, però, è sceso del 22% a 1,5 miliardi di dollari.

L’utile per azione si è attestato a 93 cent, poco al di sopra dei 92 cent previsti dagli analisti, ma le azioni sono scese del 5% negli scambi elettronici subito dopo la pubblicazione di questi risultati.

Il margine lordo del gruppo è diminuito, soprattutto a causa di “spese di trasporto e logistica elevate” e tassi di cambio nel complesso sfavorevoli, spiega Nike. La società ha anche dovuto ridurre i prezzi di alcuni prodotti venduti direttamente nei propri negozi o online in Nord America, per cercare di diminuire le scorte, aumentate del 44% rispetto allo stesso periodo del 2021.

La domanda dei prodotti rimane “solida”, afferma il gruppo, ma le spedizioni tardano ad arrivare a causa delle continue difficoltà nella catena di approvvigionamento. Nel contempo, l’azienda ha visto aumentare del 10% le spese di marketing e amministrative, in particolare a causa di aumenti delle spese salariali e di investimenti strategici in tecnologie.

A fronte a questi annunci, il gruppo americano ha visto la sua azione perdere quasi l’11,5% alle 18:00 di venerdì 30 settembre.