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Specialmente nel corso degli ultimi mesi il settore fashion italiano (e non solo) è stato caratterizzato da due evidenti dicotomie. La prima ha visto, da un lato, una notevole e robusta ripresa nelle vendite, sia per il mercato interno che per l’export. Il comparto moda del nostro Paese ha registrato nel primo semestre del 2022 un aumento medio di tutti i settori del 18,2% rispetto allo stesso periodo del 2021, soprattutto grazie all’export. A confermarlo sono i dati ufficiali di Confindustria Moda, che riunisce SMI (Sistema Moda Italia), Assopellettieri, AIP (Associazione Italiana Pellicceria), ANFAO (Associazione Nazionale Fabbricanti Articoli Ottici), Assocalzaturifici, Federorafi e UNIC – Concerie Italiane. Un totale di circa 60mila imprese per quasi 600mila lavoratori.

Dall’altro lato, c’è un più che moderato timore per le vendite dei prossimi mesi, visto anche il minor potere d’acquisto di una fascia consistente di italiani, tra inflazione e aumento generale dei prezzi. Oltre a una certa preoccupazione da parte della filiera, messa ancora una volta sotto stress a causa prima della guerra tra Russia e Ucraina, poi dagli esponenziali aumenti dei costi energetici. Da qui i timori per le aziende, alcune delle quali rischiano di vedere diminuiti o addirittura azzerati i propri utili. Per questo motivo Confindustria Moda ha sottoscritto un appello al nuovo Governo italiano per intervenire con misure rapide e concrete. In cima alla lista interventi di contrasto al caro energia e price gap (slegando il prezzo dell’energia elettrica da quello del gas e mettendo un tetto al prezzo). Seguiti dalla possibilità di integrare gli stipendi dei dipendenti con contributi non tassati, spinta a una maggior internazionalizzazione delle aziende italiane, misure atte a favorire tecnologie digitali e sistemi di efficientamento energetico, autoproduzione ed economia circolare, credito d’imposta per campionari e collezioni, investimenti sulla formazione per creare profili adeguati e colmare il gap tra domanda (alta e continua) e offerta (poca e discontinua). Vedremo se e su quali fronti ci saranno iniziative concrete e sostanziali.

Gli altri due elementi, cui facevamo cenno prima, che dovrebbero in realtà convivere e complementarsi, ma paiono invece spesso in contrasto, sono il virtuale e il reale. Esempio ideale di questa distonia riguarda il famigerato metaverso: enorme opportunità o probabile bluff? Per il momento propenderemmo per la seconda ipotesi, perlomeno a giudicare dal numero di utilizzatori e dallo scarso appeal sul grande pubblico. C’è chi dice che è solo questione di tempo (c’è chi parla addirittura di 20-25 anni). Vedremo. Di certo anche noi nutriamo più di un dubbio sulla buona riuscita in tempi ragionevoli di questo progetto, nel quale Meta e il suo celebre creatore Mark Zuckerberg hanno già investito 10 miliardi di dollari. Un mondo artificiale nel quale il fashion è stato uno dei settori più pronti a sperimentare. Ma, dobbiamo dirlo, senza una particolare efficacia finora.

Del resto, in palese contrasto con questa architettura visionaria completamente virtuale e immateriale, cresce invece la voglia di vivere maggiormente il mondo reale. Andatelo a dire a un artigiano, un produttore o un negozio, in un periodo nel quale magari la loro bolletta dell’elettricità si è più che triplicata (quando va bene) che gli NFT e il metaverso sono una grande opportunità per il mercato moda. Quindi anche per loro. Molti vi riderebbero in faccia. Come biasimarli. Ecco perché, pur seguendo tutti gli sviluppi anche su questo fronte, come dimostrano alcuni dei nostri articoli, HUB Style preferisce di gran lunga raccontare storie di brand e persone concrete, reali e autentiche. Come quella della Cover Story di questo numero, dedicata a WP Lavori in Corso che festeggia i 40 anni lanciando il progetto “WP Stories” e aprendo il suo archivio storico. Quella di Patagonia, che ha “reso la Terra il suo unico azionista. O il fenomeno crescente del reselling e delle aste, arrivate ora pure nello streetwear. Pare, insomma, che il prodotto fisico come investimento a lungo termine stia tornando… di moda. Proprio a scapito di creazioni (apparentemente) geniali o comunque suggestive, ma più che mai impalpabili, come gli NFT.

Benedetto Sironi
benedetto.sironi@sport-press.it