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Milano Fashion Week. La metropoli meneghina è stata protagonista della moda maschile durante la presentazione delle collezioni FW 23/24.
22 passerelle, 40 presentazioni e 17 eventi, per un totale di 79 appuntamenti, tra opening e party esclusivi, andati in scena, dal 13 al 17 gennaio. Tante le nuove tendenze emerse dalle passerelle alla strada. L’uomo contemporaneo è libero: dal linguaggio alla scelta del look. Nuovi materiali, forme inedite, spesso over e confortevoli, lavorazioni importanti. La moda è genderfluid e si caratterizza per l’utilizzo di stampe e colori.

Le griffe

Dai capisaldi del sistema italiano come Prada, che ha invitato il gruppo K-pop del momento, Enhypen, a Fendi, che ha rivisitato un grande classico, o Giorgio Armani, considerato ancora da tutti il Re della moda, ma anche le promesse della nuova acclamata generazione di designer, come Luca Magliano, Simon Cracker , Federico Cina,  e Jordanluca.

Luca Magliano

Un altro debutto atteso è la prima collezione maschile di Etro firmata Marco De Vincenzo, il quale ci ha immerso nel proprio universo progettuale womenswear già la scorsa stagione. Tra i talenti che si stanno sempre più affermando nell’industria, i marchi di moda sostenibile Dhruv Kapoor e Lessico Familiare, Shanghai Tang, e infine il marchio meneghino Family First e il brand di moda upcycled Children of The Discordance.

Children of The Discordance

Dolce&Gabbana ha fatto ”Ritorno al futuro” viaggiando attraverso gli Anni ’90, mentre Jonathan Anderson , con J.W. Anderson, ha riportato per la seconda volta il suo progetto in Italia. Gucci ha intrapreso una nuova strada, lanciando in passerella una collezione dall’estetica più rilassata, neutra e decostruita. Tante le nuove tendenze emerse dalle catwalk alla strada. L’uomo contemporaneo è libero: dal linguaggio alla scelta del look. Nuovi materiali, forme inedite, spesso over e confortevoli, lavorazioni importanti. La moda è spesso genderfluid e si caratterizza per l’utilizzo di stampe e colori.

J.W. Anderson

 

 

Etro

La prima collezione uomo firmata da Marco De Vincenzo è un omaggio alla Maison di Etro, alle sue radici, e si incentra sui tessuti, materia fondante del brand milanese. Ma è anche una connessione con il passato personale del designer. Il percorso creativo parte dal concetto di casa, in particolare da una coperta di velluto jacquard, che Marco amava da bambino e il cui motivo è riprodotto su ampi cappotti e giacche di lana. Jacquard, intrecci, stampe. Il tatto è fondamentale nella collezione. Lavorazioni a uncinetto rendono tridimensionali i maglioni, toppe di melton definiscono i colli delle giacche. Tanti i richiami alla casa, intesa come “nido”, declinati su tessuti tappezzeria per i blouson, lunghe tuniche e tute che ricordano tende, mentre le camicie ricordano le tovaglie. Dettaglio importante, che gioca al vedo non vedo, sono le fodere fantasia: un gioco elegante di motivi e texture, che vede protagonista il vecchio tartan del brand. E per la sera piccoli fiori sbocciano su rever e fasce degli smoking.

Etro

Prada

Un’esplorazione dei fondamenti della moda, uno studio sul ruolo dell’abito, del vestirsi ed esprimersi. È questo che fa la collezione uomo di Prada AI 23 di Miuccia Prada e Raf Simons: tra il tailoring tipico della prima e i lontani echi underground del secondo. Un lavoro corale dove il duo creativo ci porta alla scoperta di un nuovo rigore maschile, dove la sartorialità si fa essenziale, con inserti grafici di stampe ed elementi in maglia adagiati sulla pelle nuda. I cappotti over hanno colletti anni ’70, che si trasformano in accessori intercambiabili in diversi look. Giacche e pantaloni corti alle caviglie, dalle silhouette over, sono abbinati a cardigan aperti su petto nudo. I giubbini cropped mettono in risalto le forme essenziali dei pantaloni corti alla caviglia, coat e abiti-tunica in camoscio o lana sono accoppiati a pantaloni affusolati con calzino nero a vista, abbinati a scarpe chunky. Avvolgendo il corpo in uno scambio tattile, i capi non lasciano spazio a dettagli superflui. I volumi si avvicendano passando da un estremo all’altro dell’architettura sartoriale, con silhouette di volta in volta enfatizzate, amplificate o attenuate.

Prada

 

Family First

Più che uno stile è uno stile di vita. Dal rap al football americano, per arrivare al college. Il brand meneghino,  legato ad artisti come Gué, Emis Killa e Sfera Ebbasta, per presentare la collezione, ha portato in passerella Marshawn Lynch, ex giocatore dell’NFL. Proprio lui,  insieme ai colleghi Marcus Peters e Josh Johnson, nel 2011 ha lanciato il progetto charity Fam1st Family Foundation, mirato a sostenere i bambini e adolescenti che crescono in condizioni di disagio sociale nelle zone più povere di Oakland, California. Nel 2018 il direttore creativo Giorgio Mallone e il ceo Alessandro Zanchi hanno lanciato la loro Family First, scoprendo poi l’omonima americana. Solo dopo aver conosciuto Lynch, Johnson e Peters, hanno deciso di creare una joint venture tra le due realtà. La seconda sfilata del brand, disegnato dal trentacinquenne milanese Giorgio Mallone, ex writer e protagonista della nightlife milanese, parla di una moda dall’attitudine disinvolta, urbana, classy. Capi essenziali e di ottima fattura, un’eleganza sobria dall’accento sportivo. Lo stile è preppy-pop, tipico dei college americani ma rivisitato in chiave contemporanea:  Varsity Jacket, grandi cardigan ma anche maglie jacquard con scritte Milano oriented, come “Monte Napoleone”. In un mix and match di forme e colori, l’hoodie in kid mohair può essere indossato sotto il blazer, il cardigan in lana reinterpreta il motivo argyle a rombi ma in tonalità pastello, il dolcevita va sotto la salopette in velluto che mima il denim, dove l’ampiezza delle gambe può essere regolata. I pantaloni cargo sono depurati da ogni eccesso decorativo, gli sweatpants sono in margli, il giubbotto in montone ha una vestibilità rilassata come il bomber «teddy» dalla mano tenera.

Family First

Shanghai Tang

“Il tema della collezione è la riunione, l’importanza dei legami familiari. La settimana della moda milanese coincide con il Capodanno cinese e volevamo richiamare un’intima riunione di famiglia, dato che ormai siamo presenti in Italia da un po’», dichiara Yvonne Yao, designer director menswear di Shanghai Tang . Il primo marchio del lusso cinese ha presentato la sua collezione a Palazzo Serbelloni, dove è difficile non pensare al grande peso che può avere la tradizione.  Shanghai Tang lo sa bene, e tra un qipao e un tang, abiti del costume cinese per donna e uomo, i designer si stanno occupando di rivitalizzare l’eredità del padre del marchio, David Tang, che lo ha lanciato nel 1994. Un’eredità che richiama la vita e l’estetica della Shanghai anni Trenta “Coniugando l’eleganza tradizionale cinese e l’allure orientale con le influenze occidentali, in un felice contrasto” dice Chunhui Hu, chief operating officer. “Ma anche l’arte contemporanea cinese è una grande fonte d’ispirazione”. Nella ricerca del contatto tra Oriente e Occidente e alle porte del Capodanno Cinese, la celebrazione della famiglia diventa il ponte tra Italia e Cina, e il fulcro della collezione. “Abbiamo integrato molti elementi tipici delle festività, come il nastro, che compare in molti look sottoforma di sciarpa, cravatta o maglieria. A richiamare le festività è anche la palette rosso brillante e verde mela che accompagna l’abito tang rivisitato secondo i canoni della modellistica occidentale”.

Gucci

Attesissima la sfilata di Gucci, dopo la dipartita dell’amato Alessandro Michele. Prima passerella maschile a tre anni dall’ultima, sceglie un’estetica più rilassata, neutra e decostruita. “Un atto di improvvisazione”, come ha descritto la maison nelle sue note di sfilata, un “riflesso delle individualità rappresentate dai poliedrici creativi e artigiani che abitano la casa di Gucci.”. La nuova collezione uomo di Gucci punta sulla nuova interpretazione del celebre tessuto monogramma creato negli anni ’70, e fa diventare il Crystal GG un vero leit-motiv, ricorrente, e declinati in colori vivaci o pastello per dare vita a tute, accessori, borse o scarpe. Improvvisazione e trasformazione. L’idea, portata avanti in passerella, è anche quella di scegliere silhouette e pezzi sartoriali, che diventano però trasformabili dando libera interpretazione all’oufit e allo stile e a una personalità da trasmettere. Così, i completi sartoriali mutano e si trasformano in giacche senza maniche o pantaloni corti grazie ad elementi removibili. Silhouette, caratterizzate e definite anche grazie ad accessori e gioielli che hanno uno spazio importante nella collezione. L’abbigliamento più sportivo della nuova stagione della maison invece, si rifà al passato e si ispira agli archivi Gucci degli anni ’80, oppure dei primi anni 2000. L’iconica borsa Jackie viene reinterpretata con la chiusura a pistone disegnata da Tom Ford per Gucci, su una struttura piuttosto rilassata. Mentre la borsa Dyonisus, con tracolla in pelle, è caratterizzata dalla fibbia a ferro di cavallo con doppia testa di tigre. Il Crystal GG invece veste le borse da viaggio, ma anche stivaletti anni ’70, un paio di slipper e le immancabili scarpe Pricetown oversize, con nastro Web, come i mocassini con morsetto.

Dhruv Kapoor

Reduce da Firenze, dove lo stilista ha partecipato a S|Style, il progetto di moda responsabile e scouting di designer emergenti di Pitti, Dhruv Kapoor ha portato a Milano la collezione The embracer. Dove, oltre al costante impegno verso la circolarità, lo stilista indiano ha svelato abbinamenti inusuali in un mix di nuance e motivi come fusione tra tradizione e tecnologia. «Esploro i molteplici volti di ciò che siamo», ha spiegato, «dai tagli sartoriali asimmetrici ai pantaloni sportivi slouchy, dalle tute oversize al denim lacerato. Sempre con due costanti, il gioco di proporzioni e tessuti riciclati o recuperati». Tra i punti di forza, ricami handmade da artigiani indiani, la nuova collaborazione per le calzature con Marsèll e quelle con Huma eyewear e con Bijules per il jewelry.

 

Dhruv Kapoor