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No, non mi riferisco con questo titolo al celebre film del 1962, considerato il capolavoro del regista Dino Risi. Anche se, a volerlo cercare, un fil rouge tra questa pellicola e il tema di questo editoriale lo potremmo anche trovare. Già, perché la prima, al di là di un epilogo tragico, costituisce uno degli affreschi cinematografici più rappresentativi dell’Italia del benessere e del miracolo economico di quegli anni. E se certo non possiamo parlare allo stesso modo di “miracolo economico” riferendoci alla situazione del mercato fashion odierno, non mancano però motivi di grande soddisfazione per il comparto.

Basta analizzare i dati consuntivi consolidati relativi al 2022, resi noti dalla Camera Nazionale della Moda Italiana. La quale sottolinea come l’anno appena trascorso sia terminato con ricavi in crescita del 18% rispetto al 2021. Ma oltre all’incremento percentuale a doppia cifra, il dato significativo è quello dei ricavi complessivi generati da tutto il settore (comprendendo abbigliamento, tessile, pelle, pelletteria, calzature, gioielli, bigiotteria, cosmesi e occhiali), che nel 2022 hanno raggiunto i 98,3 miliardi di euro. Il che significa non solo un netto recupero, bensì un evidente superamento dei numeri pre-Covid (ricordiamo che il fatturato del 2019 si assestava sui 90 miliardi). Ecco spiegata dunque anche la scelta del titolo.

Entrando più nel dettaglio dei dati, interessante notare come il mercato italiano valga quasi 18 miliardi di euro. Rispetto agli 80,9 miliardi generati dalle vendite estere. Con crescite significative in paesi già maturi e strategici come Usa (+51,9%), Francia (+23,6%), Germania (+16%). Se possiamo, direi anzi dobbiamo, essere soddisfatti di questi risultati, è altresì importante provare a delineare come potrebbe essere il 2023. E molti analisti sono concordi nell’essere di gran lunga più prudenti in questo caso sui numeri. Perché ci si aspetta un deciso rallentamento e un anno più sfidante.

Anche se il segno “più” non dovrebbe comunque mancare (si ipotizza un possibile +4%). Il che sarebbe nonostante tutto una buona notizia, considerando che in molti altri settori ci si aspetta un dato negativo. In ogni caso sono numeri che confermano, anzi rafforzano, il ruolo del sistema moda per l’economia italiana. E che dovrebbero favorire azioni politiche convinte e decise nel supportare questo comparto fondamentale per l’economia italiana. Comprensibili e giuste quindi le richieste del presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana Carlo Capasa. Il quale ha chiesto al Governo di favorire fusioni e acquisizioni nella filiera, per rafforzare tutto il settore, che conta ben 60mila imprese e 600mila addetti. L’associazione ha inoltre chiesto un welfare di 1.200 euro per i lavoratori del comparto al fine di aumentare il loro potere d’acquisto.

E a proposito di acquisti e vendite, torna puntuale la nostra attesa inchiesta “100 punti di vista”, realizzata intervistando altrettanti negozi specializzati. Trovate la prima puntata con le schede dettagliate di 50 store multibrand nelle prossime pagine. Ne emerge come sempre un panorama multiforme e variegato di analisi, bilanci, esperienze e spunti molto utili, talvolta assonanti ma anche contrastanti tra di loro. Nella cornice, comunque, di una generale conferma di quanto il settore sia stato tutto sommato capace di schivare gli ostacoli più grossi delle due grandi crisi degli ultimi due anni (Covid e guerra), ritrovando la sua strada e dosando bene l’acceleratore…tra frenate e accelerazioni.

Benedetto Sironi
benedetto.sironi@sport-press.it