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Premessa: chi vi parla non è contro Giuliano Amato, noto e stimato politico e giurista, peraltro due volte presidente del Consiglio e più volte ministro. Così come non è tifoso del Napoli e particolarmente fan del suo presidente, Aurelio De Laurentis. Due figure diverse e distanti ma che ben rappresentano alcune delle contraddizioni della nostra cara Italia. Il primo, alla non più tenera età di 85 anni, è stato messo a capo del comitato incaricato di esplorare l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sul mondo dell’informazione. Con inevitabili dubbi e polemiche, non tanto sulla sua esperienza e serietà, quanto proprio per l’età avanzata, che stride ancor più se rapportata a un tema complesso e moderno come quello dell’IA (per la cronaca, il Governo del Regno Unito per la stessa carica ha nominato il 38enne Ian Hogarth, imprenditore digitale con una laurea in “information engineering” conseguita a Cambridge, vari master in machine learning e un’esperienza sviluppata sul campo proprio nel settore dell’IA).

Il secondo ha sorpreso tutti con le sue parole molto esplicite e dure contro l’accordo di cinque anni firmato dalla Lega Calcio con DAZN e Sky circa i diritti tv, che di fatto ha bocciato l’ipotesi di un canale proprio da sviluppare autonomamente, proposta da De Laurentis. “È una sconfitta del calcio italiano, con questa offerta il calcio morirà. Il problema è essere prenditore o imprenditore”. Allora i miei compagni di squadra qui in Lega amano passivamente essere operativi nel sistema. Io che non ho mai giocato in maniera passiva detesto dover operare in questo modo”. Queste alcune delle dichiarazioni fatte davanti a una sorpresa e silente platea da parte di ADL.

Due vicende differenti ma che confermano come spesso in Italia manchi la volontà e il coraggio di cambiare le cose, ripiegando su soluzioni più facili e conservative. Quando invece ci sono periodi storici difficili e complicati nei quali, viceversa, proprio per cercare di cambiare in meglio le cose andrebbero attuate piccole o grandi rivoluzioni. Talvolta basterebbe “solo” una buona dose di inventiva e innovazione. Prendiamo il caso dei saldi, argomento molto sentito e “caldo” per vari mercati, in primis quello della moda. A proposito di temperature: il settembre 2023 è stato il più caldo mai registrato a livello globale, con una media di oltre 16°C. Domenica 9 ottobre a Milano si sono raggiunti i 30,9°C, (13 gradi sopra la media del periodo): la giornata più calda di sempre in questo mese dal 1736, anno in cui l’Osservatorio Meteorologico di Brera ha cominciato a prendere nota delle temperature.

Potremmo continuare con molti altri dati, ma ci siamo capiti. Il caldo anomalo e il crescente ritardo nell’arrivo del freddo molto probabilmente saranno sempre più una costante. Con un impatto notevole e diretto sulle dinamiche di vendita delle collezioni. I cali medi del 25/30% tra settembre e ottobre preoccupano, inducendo a serie riflessioni. Come quella di rivedere auspicabilmente, in parte o in toto, i consueti meccanismi che hanno regolato per anni la fashion industry. Perché mai i clienti dovrebbero essere stimolati a comprare capi invernali quando si sta ancora benissimo in maniche corte praticamente dappertutto e in molte località si va ancora al mare, con condizioni meteo pressoché estive?

Perché non è pensabile posticipare l’avvio ufficiale dei saldi, considerando che l’inverno ormai parte davvero (forse) con almeno due mesi di ritardo? Perché non poter pensare a un nuovo sistema modulare che possa permettere di decidere quando dare il via ufficiale agli sconti a seconda delle differenti stagioni, nonché addirittura differenziando per regioni? Preservando, quindi, il più possibile la marginalità dei negozi e attuando parallelamente una corretta comunicazione verso i clienti, sensibilizzandoli sul tema e premiando attraverso varie modalità e iniziative chi compra nel periodo pre-sale? La risposta sta forse nell’inizio di questo editoriale. Così come nel celebre assunto tratto dal Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa per il quale “tutto cambia perché nulla cambi”. Il contrario di quello che fortunatamente provano a fare ogni giorno migliaia di imprenditori italiani dentro le aziende, gli showroom o i punti vendita. Al di là della passione o delle simpatie calcistiche è a loro, oltre a chi dovrebbe o vorrebbe essere un vero innovatore, che consiglio di vedere integralmente il video con l’intervento del buon ADL.


Benedetto Sironi
benedetto.sironi@sport-press.it