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La filiera della moda, nel nostro Paese, ha un’importanza economica e sociale elevata. Infatti, per la parte industriale vale 109 miliardi di euro mentre per il retail 64,5 miliardi. Per quest’ultimo, il 2023 è stato un anno molto sfidante, tra preoccupazioni e difficoltà.

Dopo un primo semestre in rialzo, specialmente i mesi di settembre e ottobre hanno registrato un trend negativo rispettivamente del 6% e 15% a causa delle preoccupazioni dei conflitti internazionali, dell’aumento dei prezzi e delle temperature troppo elevate rispetto alla media di stagione.

Nonostante i dati non proprio rosei, si prevede comunque una chiusura dell’anno in moderata crescita, in preparazione a un 2024 all’insegna della cautela e della prudenza.

Ne abbiamo parlato con Giulio Felloni, presidente nazionale Federazione Moda Italia.

Giulio Felloni, presidente nazionale Federazione Moda Italia

Nel 2022, il settore moda Italia ha fatturato 108,2 miliardi di euro (+16,9% rispetto al 2021). Quali sono le sue previsioni sulla chiusura del 2023?

Sono previsioni difficili che riguardano il settore della moda che, dopo un primo semestre in rialzo, potrebbe vedere a fine anno un rallentamento, seppur moderato. Sul lato della distribuzione commerciale si prevede una diminuzione del fatturato perché quest’anno sconta una frenata dei consumi interni accompagnata dalle preoccupazioni dei conflitti internazionali, dagli effetti di rimbalzo dell’aumento dei prezzi per l’impennata dell’inflazione e, sul finire, anche un meteo sfavorevole agli acquisti di stagione.

Il mese di settembre ha registrato un calo delle vendite (-6%) a causa delle condizioni metereologiche eccezionali. Che conseguenze possono subire le boutique? E i fornitori?

Anche il mese di ottobre ha registrato un trend negativo del 15% e questo comporterà da parte dei retail un ragionamento più approfondito che interesserà le prossime strategie di vendita e anche gli acquisti. Sicuramente, a differenza degli anni passati, non ci sarà una grande partecipazione di buyer alle pre-collezioni autunno-inverno 2024 perché gli acquisti saranno sicuramente improntati sulla cautela e il rapporto con i fornitori dovrà essere ristrutturato e cambiato. Bisognerà pensare a nuovi termini di consegna e di conseguenza a nuove tipologie di pagamento soprattutto in un’ottica di contenimento dei prezzi visto che l’inflazione è molto più contenuta (1,7% a ottobre 2023), le materie prime non stanno aumentando e il costo dell’energia è diminuito o stabilizzato. Per i fornitori, potrebbe significare un rallentamento temporaneo delle richieste. Per questo sarà sempre più urgente dar vita ad un nuovo patto di filiera dove sia possibile instaurare una forma di collaborazione tra produttori manifatturieri, agenti e rappresentanti e operatori commerciali, per essere partner di un progetto volto allo sviluppo e alla crescita dell’intero settore e non alla chiusura dei negozi e alla perdita di quote importanti di mercato. Occorre quindi evitare che il fornitore sia letto come il nostro più temibile e diretto concorrente. Preoccupa e molto, infine, la proposta di Regolamento UE sull’obbligo dei pagamenti a 30 giorni anche nei rapporti tra i privati senza possibilità alcuna di negoziazione tra le parti. È un’emergenza da affrontare perché le conseguenze sarebbero davvero gravi per tutta la filiera che si basa sul programmato a tutto vantaggio del fast fashion.

Qual è, oggi, il ruolo dei fashion retail?

Il ruolo dei fashion retail oggi è cruciale: gli operatori commerciali della moda devono offrire esperienze uniche, sia online che offline, per coinvolgere e fidelizzare i clienti. Il fashion retail ha sicuramente un ruolo economico di primissimo valore per il Pil italiano, ma è altrettanto importante la funzione sociale svolta dai negozi di prossimità. La presenza di attività commerciali all’interno delle città, dei paesi e dei centri storici rappresenta la vitalità dei nostri comuni divenendo parte integrante di un progetto turistico. La qualità e l’attenzione alle nostre vetrine, alla formazione del personale, alle informazioni e consulenze gratuite per i consumatori saranno valori sempre più apprezzati in un mondo che si orienta velocemente al digitale.

In un mercato sempre più competitivo, in cui il periodo dei saldi non è più relegato solo ai mesi di gennaio e luglio ma diluito un po’ su tutto l’anno, ha ancora senso avere date prestabilite per l’avvio dei saldi?

Il mercato della moda, abbigliamento, calzature, pelletteria e accessori si sta trasformando in una giungla dove le offerte più disparate e più scontate vengono presentate in grande quantità ai consumatori. Sono segnali che fanno presagire situazioni non molto favorevoli al fashion retail dove i grandi gruppi e le realtà economiche più strutturate potranno sviluppare sul mercato online un sempre maggiore numero di offerte. Le continue promozioni potrebbero confondere i consumatori e diminuire l’effetto dell’evento “saldi”. I saldi, infatti, rappresentano un punto di riferimento a tutela del consumatore finale perché sono regolamentati da precise indicazioni sulla tipologia di merce che deve essere venduta ed in particolare della stagione in corso con l’indicazione di prezzo iniziale, sconto e prezzo finale.

Pensa possa essere di maggiore aiuto per i negozi posticipare a febbraio l’inizio dei saldi invernali? Vi state attivando con degli organi preposti per provare a ottenere qualche risultato?

Per questi saldi invernali la Conferenza delle Regioni ha confermato il mantenimento della data prevista nell’accordo relativo agli “Indirizzi unitari delle Regioni sull’individuazione della data di inizio delle vendite di fine stagione” (approvato in data 24 marzo 2011) che individua nel primo giorno feriale antecedente l’Epifania la data di inizio dei saldi invernali e quindi partiranno in tutta Italia venerdì 5 gennaio 2024, valorizzando la data unica. Per il futuro, il coordinatore della Commissione Sviluppo Economico della Conferenza Regioni ha dichiarato che “è emersa la volontà condivisa da parte di Istituzioni e Associazioni di categoria di rivedere i contenuti di tale intesa nazionale, sulla base anche degli evidenti cambiamenti climatici che stanno condizionando, e non poco, la programmazione delle attività commerciali del nostro Paese”.

Come reagirà il consumatore ai saldi? Sarà più o meno propenso all’acquisto di nuovi prodotti durante quel periodo?

Per tutti quei motivi che ho sintetizzato, sono sicuro che il consumatore continuerà a comperare nei saldi perché nella confusione e nel disorientamento procurato da migliaia di offerte forse l’unica vera trasparenza la si ottiene proprio con questa tipologia di vendita.

Made in Italy e sostenibilità. Un connubio che funziona?

Made in Italy e sostenibilità sono due temi di assoluta attualità che vengono interpretati anche come chiavi di ripresa e sviluppo della moda e quindi da condividere con fornitori e consumatori. Ritengo che si debbano favorire questi due aspetti e al Tavolo della Moda, istituito presso il Ministero delle Imprese e del made in Italy, come Federazione Moda Italia-Confcommercio abbiamo chiesto al Governo una diminuzione dell’Iva su questi prodotti.

Quale sarà l’andamento del mercato fashion italiano nel 2024? Qualche suggerimento per i negozianti?

Il 2024 sarà un anno all’insegna della cautela e della prudenza, dove si cercherà di comprendere quali saranno i trend di spesa e soprattutto come incuriosire e fare in modo che il cliente inserisca nelle priorità di spesa anche i prodotti di moda perché l’acquisto nei nostri negozi, oltre a dare eleganza e stile, è anche motivo di soddisfazione e felicità. Ai colleghi proprio perché il momento è particolarmente difficile consiglio di investire nella propria attività e non solo dal punto di vista economico e del necessario adeguamento tecnologico per la gestione innovativa ed organizzata di acquisti, consegne e magazzino, ma anche nella comunicazione, nelle vetrine, nella sistemazione del negozio, nella formazione del proprio personale, nel packaging e nell’accoglienza del cliente. E soprattutto nella indispensabile partnership con i fornitori che potranno essere collaborativi per la realizzazione di progetti ed eventi anche all’interno dello stesso negozio. In poche parole motiviamo i nostri collaboratori e i nostri clienti dando segnali di fiducia, di trasparenza ed in particolare di vitalità dei nostri centri storici.

di Sara Fumagallo