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Una storia che ha inizio a Monaco di Baveria quella di Rudolf Group, azienda specializzata in chimica ausiliaria per il tessile. Immersa in un paesaggio boschivo, vicino a Garmisch-PartenkirchenHub Style ha avuto l’opportunità di scoprire, in modo concreto, l’innovazione che questa realtà ha apportato nell’industria tessile, attraverso un tour guidato da Alberto De Conti, che attualmente dirige Rudolf Hub 1922. Una parte del brand and retail broad international effort di Rudolf Group situata a Busto Arsizio, dove dedica gran parte del suo tempo allo sviluppo e all’implementazione della chimica responsabile come ingrediente creativo e funzionale per il denim e la moda.

Raccontaci come nasce questa realtà.

Parto da dove tutto è iniziato. Rudolf è un’azienda nata nel 1922, che ha appena compiuto i suoi 100 anni. L’headquarter sorge ai piedi delle Alpi, in una zona dove non ti aspetti di trovare un’azienda chimica, specializzata in chimica tessile e funzionale che offre applicazioni performanti nello sportswear, outdoor e tanti altri segmenti. Il denim in realtà è un progetto embrionale. La società non si era mai occupata in modo dedicato di questa tela fino al 2018, momento in cui appare in modo formale.

Busto Arsizio è il department legato al denim?

La ricerca applicativa e la competenza partono da qui. Nel 2018 l’azienda ha deciso di intraprendere questo nuovo business per due ragioni. La prima è che appunto un business in questo settore non esisteva. Mancava infatti solo questa parte di tutto l’universo tessile, che ora colmiamo con un’espansione aziendale, che rimane comunque di dimensioni ridotte rispetto al tessile tradizionale. L’altra ragione, e forse la più importante, è che questa scelta rappresenta una porta d’ingresso per i marchi e i retailer. Dal 2018 facciamo in modo che ci sia una parte aziendale dedicata a questo tipo dialogo. Il denim, a oggi, lo utilizzano in molti e cerchiamo di essere anche un po’ innovanti nel modo in cui ci proponiamo. La chimica è, nella migliore dell’ipotesi, qualcosa che nessuno conosce. Nella peggiore, qualcosa di cui la gente ha paura. Al di là dello sforzo promozionale, ci deve anche essere uno sforzo educativo ed è quello che ci sforziamo di ottenere. Vogliamo fare in modo che la chimica, che è invisibile sul capo, diventi visibile, tangibile. In azienda abbiamo una stanza immersiva e digitalmente interattitiva che ospita delle collezioni fashion.  Ciascuno di questi capi è fornito di un chip elettronico che consente di essere riconosciuto dalla stanza, la quale ne racconta la storia e il tipo di performance (sia essa funzionale o ambientale). Una volta che si vive questa esperienza, si comprende meglio ciò che facciamo con le nostre tecnologie. RUDOLF ha il portfolio più ampio di chimica prodotta a partire da Renewable Resources, il nuovo petrolio. Cerchiamo gradualmente di percorrere diverse direzioni e abbiamo realizzato una linea che chiamiamo BIO-LOGIC, dove alcuni dei prodotti sono addirittura fatti a partire da rifiuti alimentari. In un contesto di economia circolare, l’azienda si prefigge di produrre una nuova generazione di chimica cercando di ripulire in qualche modo il pianeta, riducendo l’impatto ambientale.

Con quanti brand collaborate?

Collaboriamo con centinaia di brand. Prima spieghiamo il nostro ventaglio di prodotti poi, chiaramente, il marchio sceglie la sua direzione. Tipicamente, dopo qualche giorno di lavoro con noi, il cliente parte con la sua prototipia e le sue ricette applicative. Il nostro obiettivo è vendere chimica responsabile in fase primaria a chi poi produrrà per loro. Quindi il nostro cliente primario non è il marchio ma il fornitore che produce per lui.

Le direttive europee adesso stanno intensificando sempre di più le certificazioni. Cosa ne pensate a riguardo?

Si è verificato, e purtroppo in alcuni casi persiste ancora, un uso indiscriminato di chimica non necessariamente friendly, specialmente per quanto riguarda i processi di lavaggio su capo confezionato, tra cui il denim. Da lì è cominciata una reazione non concertata da parte dei diversi brand che ha generato un proliferare di approcci alla sicurezza chimica molto diversi. Il che è molto difficile per aziende come la nostra dato che lo stesso prodotto chimico deve essere certificato in modi diversi (con tutti i costi che ne conseguono). Ci auguriamo che le nuove direttive europee possano contribuire a semplificare lo scenario.

Quindi anche le certificazioni devono essere personalizzate?

Lo sono. Diversi brand vendono praticamente lo stesso prodotto jeans, hanno gli stessi fornitori di tessuti, il differenziatore è lo stile, l’immagine. Finora non c’è stato modo di riunire tutti sotto un’unica certificazione di sicurezza chimica. Qui sembra entrare in gioco un’inutile competitività che rallenta questo tipo di approccio.

Le lavorazioni, in particolare quelle sul denim, nascono qui o vengono sviluppate in Germania?

La formulazione chimica avviene in Germania e poi viene sperimentata qui. Il nostro obiettivo come RUDOLF HUB1922 è quello di sviluppare applicativamente la magia contenuta di quanto riceviamo dalla casa madre e di far capire che la chimica, se gestita bene e con cautela, è uno strumento positivo.

Come vedete il denim tra una decina d’anni anche grazie all’ausilio dell’intelligenza artificiale? L’accelerazione continuerà a esserci oppure si arriverà a un punto di arresto?

L’accelerazione è la ricerca. RUDOLF sviluppa tecnologie anche per i settori dello sportswear, outdoor e dell’home textile. Ad esempio abbiamo sviluppato una tecnologia che noi chiamiamo Ruco-Shield Ray, la quale, in presenza di luce ultravioletta, è in grado di purificare l’aria intorno a te. Quindi tutte le impurezze organiche che arrivano a contatto con il tessuto, diciamo una tenda, vengono degradate. Un altro tema importante è il risparmio d’acqua. Abbiamo sviluppato tecnologie che fanno in modo che un capo d’abbigliamento si sporchi molto meno e mantenga una certa freschezza. Questo perché se si analizza il life cycle di un jeans, a partire dalla produzione della materia prima (cotone), fino alla fine del suo ciclo di vita, si nota che il consumo maggiore di acqua avviene durante il lavaggio domestico. Di conseguenza, un paio di jeans che non si sporca e che non sprigiona cattivi odori, viene lavato molto meno. Queste applicazioni permettono all’industria e alla società di risparmiare molta acqua e sono molto coscienziose da un punto di vista ambientale.

di Cristiano Zanni e Maria Pina Ciuffreda