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Secondo le rilevazioni Istat, a marzo l’indice di fiducia delle attività del commercio tradizionale cala di quasi un punto (da 109,7 a 108,8), in netta controtendenza rispetto alla grande distribuzione, il cui indice balza in avanti di oltre 5 punti.

A pesare sui negozi, una ripresa dei consumi più debole del previsto e l’onda lunga dell’inflazione, che continua a condizionare le scelte di acquisto delle famiglie.

Da marzo del 2022 la serie indica un sentiment delle famiglie non ottimista. Una tendenza altalenante, che però non riesce a riportare l’indice di fiducia delle famiglie sui livelli pre-pandemia.

Secondo le previsioni Confesercenti-CER, il progressivo rallentamento dell’inflazione, che quest’anno si fermerebbe al 2,3%, dovrebbe portare a un graduale miglioramento delle prospettive delle famiglie e delle imprese. Per le attività del commercio tradizionale la strada è in salita. L’inflazione ha spinto i consumatori verso discount e online, e i negozi sono sempre più in difficoltà.

“La nostra proposta è istituire una fiscalità di vantaggio per i negozi di vicinato con un fatturato inferiore ai 400mila euro l’anno, un provvedimento essenziale per contrastare la desertificazione commerciale che sta interessando sempre più grandi e piccoli centri urbani italiani, con un grave impatto non solo sul settore ma anche sull’accessibilità dei servizi per i cittadini sul territorio”, afferma Confesercenti.