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Da sempre, se si guarda all’avvenire con ottimismo e speranza, ci si augura un futuro più “roseo”. Così come si confida in un futuro più “verde”, con un diretto e sempre più frequente riferimento all’ambiente. Noi oggi auspichiamo un futuro più “blu”. Anzi “Blue”, per dirla con un termine inglese. Al quale aggiungiamo la parola “Jeans”. Ed ecco svelato uno dei primi focus di questo frizzante e ricco numero di HUB Style, il terzo dell’anno, come da tradizione dedicato in parte anche alla Milano Design Week, dove saremo presenti con svariate operazioni speciali e una distribuzione dedicata.

Ma torniamo ai blue jeans. Non tutti sanno che questo nome, ormai iconico e planetario, deriva probabilmente dall’espressione “Blue de Genes”, cioè blu di Genova. L’origine ligure risalirebbe fino al XV secolo, quando veniva esportato questo tessuto blu robusto (fustagno), usato per vele e teloni. La tela blu di Genova arrivò anche in America, dove venne utilizzata per creare abiti da lavoro per i minatori. Fu poi nell’800 che nacque di fatto il “jeans moderno”, in particolar modo legato ai pantaloni. Precisamente nel 1853, in seguito alla scoperta dell’oro in California, Levi Strauss, per vendere capi d’abbigliamento utili ai cercatori d’oro, fondò a San Francisco la Levi Strauss & Co. Da qui nacque tecnicamente il denim, un tessuto resistente, pesante e di colore blu pressoché uniforme, mentre nel jeans il filo dell’ordito era bianco o écru.

Il resto è storia. Tanti i marchi nati in oltre un secolo di storia del jeans, diventato un capo di moda e utilizzato da miliardi di persone nel mondo. Con un importante effetto sull’ambiente, ovviamente. Sappiamo come infatti la produzione di jeans sia stata, per anni, una delle più impattanti, con un gran numero di litri di acqua utilizzati per produrne un solo paio. Oltre all’utilizzo di sostanze per la tintura e le lavorazioni, nonché i possibili impatti sul territorio, per le coltivazioni di cotone e i risvolti sociali nei paesi nei quali la produzione non è così controllata ed etica. C’è da dire, però, che molte aziende hanno lavorato in modo virtuoso sotto questo punto di vista, puntando forte su innovazione e sostenibilità. E c’è da considerare che un paio di jeans, come sappiamo, dura in media molto di più, nel nostro guardaroba, rispetto ad altri a più elevata rotazione.

Di questo e di molto altro parliamo nel nostro focus dedicato nelle prossime pagine, aperto da una bella storia tutta italiana dedicata a Roy Roger’s, lo storico brand di Campi Bisenzio fondato nel 1949 e che ha lanciato il primo blue jeans italiano. Oltre ad altre interessanti interviste con alcuni dei maggiori player di questo segmento. Che rimane un “must” anche all’interno dell’offerta dei negozi del nostro settore, a prescindere dal proprio posizionamento.

A proposito di dealer: in questo numero vi proponiamo l’attesa, seconda puntata della nostra esclusiva inchiesta 100 Punti di Vista: anche le ultime 50 interviste hanno confermato un sentiment tra luci e ombre, ma tutto sommato non così negativo. Anche se non mancano ovviamente situazioni di criticità e annosi problemi (leggi alla voce saldi, che in molti vorrebbero posticipare). Il 2024 si sta confermando un anno non semplice, dopo una stagione invernale non certo esaltante. Ma dobbiamo registrare con piacere che pochi negozi si aspettano una chiusura d’anno in negativo. In attesa di verificare sul campo se queste attese saranno rispettate, è già un’ottima notizia. Perché serve anche un rinnovato entusiasmo e una sana dose di ottimismo per sperare in un anno non troppo in chiaro scuro ma decisamente… più blu(e).


Benedetto Sironi
benedetto.sironi@mag-net.it