In questo articolo si parla di:

In un mondo sempre più veloce e improntato nel digitale, la metodologia del lavoro si adatta plasmando i suoi tempi e i suoi processi.

Oggi le principali capacità umane come ragionamento, applicazione, apprendimento e creatività, grazie all’Intelligenza Artificiale, branca dell’informatica, sono applicabili a una macchina che è in grado di ricevere dati, elaborarli e agire verso un obiettivo specifico.

Da uno studio condotto da Mandeep Singh e Anurag Rana, analisti del settore di Bloomberg Intelligence, con il contributo dell’analisi di Nishant Chintala, Charles Shum e Steven Tseng, è emerso che l’AI generativa è destinata a diventare un mercato da 1,3 trilioni di dollari nel 2032, poiché incrementerà le vendite a un tasso annuo del 43% in diversi settori tra cui hardware, software, servizi, pubblicità e giochi del settore tecnologico.

Nel segmento fashion, in particolare nel settore degli e-commerce, l’esigenza di sviluppare una customer experience sempre più personalizzata, che non differisse tanto dall’esperienza unica che solo in uno store fisico si può vivere, ha portato alla necessità stingente di automatizzare alcuni processi.

Questo tipo di tecnologia riduce il margine di errore, permettendo una gestione più efficiente dei prodotti.

L’AI aiuta il settore della moda a prevedere le possibili tendenze su ogni categoria di prodotti, grazie alla capacità di raccogliere e analizzare dati dalle piattaforme e-commerce, dai social network e da altre fonti di informazione.

In occasione della prima AI Fashion Week, tenutasi a New York, sono stati presentati in modo fisico i capi dei vincitori José Sabral, Matilde Mariano e Opé, grazie al rivenditore Revolve.

Ciò che emerge è che non tutti i partecipanti di questa innovativa kermesse hanno un background nel settore moda. Grazie a questa tecnologia, si apre la possibilità per chiunque di accedere a queste professioni senza una reale competenza.

Nonostante questi strumenti permettano di avere una maggiore comprensione del mercato e un’agevolazione dei processi volti ad aiutare il consumatore durante i suoi acquisti, fa paura pensare ad uno scenario in cui le competenze e la creatività di un designer possano essere facilmente sostituite da una macchina che seppur molto efficiente, non è in grado di cogliere le sfumature e la sensibilità che sono alla base di qualsiasi lavoro creativo.

Un pò di dati

Lo sviluppo della tecnologia è impossibile da arrestare ma capire il ruolo che può svolgere all’interno delle nostre vite è fondamentale.

Da un punto di vista sostenibile invece questo strumento può fornire grandi vantaggi, a un pubblico che non dispone ancora delle giuste informazioni in termini di acquisti sostenibili.

La ricerca di Klarna, provider globale di pagamenti e di servizi per lo shopping assistiti da Intelligenza Artificiale, ha rivelato infatti che il 76% dei clienti ha dichiarato che trarrebbe beneficio da un assistente agli acquisti AI che consigliasse automaticamente sostituti più sostenibili per i loro acquisti nei settori fashion, tech e di articoli per la casa. Il 66% ha inoltre risposto che spera che l’Intelligenza Artificiale sia la soluzione ai problemi di sostenibilità dell’industria della moda, mentre il 75.5% per il settore tecnologico.

Il suo obiettivo è facilitare il lavoro dell’uomo, non sostituirlo. La componente umana è un aspetto ancora fondamentale, e oggi sempre più, emerge la necessità di questo contatto.

Customer experience

Secondo un sondaggio di ayden, piattaforma finanziaria che aiuta le aziende a raggiungere più rapidamente i propri obiettivi, che ha coinvolto 1500 italiani, l’aspetto della socializzazione è ancora importante per il 75%, con la volontà di voler supportare gli imprenditori locali (70%), sentimento che si è rafforzato durante la pandemia.

Molti player, in particolar modo quelli del fast fashion, hanno automatizzato anche l’experience in negozio, eliminando sempre più il contatto umano. In questa circostanza, e non solo, è l’elemento che differenzia l’acquisto e che fidelizza il cliente.

Tutto così diventa sempre più “fast”, facendoci dimenticare la bellezza del trascorrere del tempo in negozio e ascoltare i consigli di persone competenti che suggeriscono la giusta vestibilità o i look che si avvicinano maggiormente alla nostra personalità.

Uno scenario diverso è quello che coinvolge il luxury retail, dove la shopping experience mette al centro il benessere del cliente in modo differente, coccolando e facendolo sentire un reale protagonista durante i suoi acquisti, invogliando i consumatori a tornare in negozio e ovviamente a incrementare il fatturato.

di Maria Pina Ciuffreda