In questo articolo si parla di:

L’universo di Halo è un luogo minimalista e innovativo. La sua storia risale alla base aerea di Aalborg nel 1981 quando il fondatore, Helge Petersen, un soldato delle forze speciali danesi con la passione per il paracadutismo, fece una curiosa scoperta.

Durante uno dei suoi lanci, non poté fare a meno di chiedersi perché la sua tuta fosse inzuppata mentre il paracadute rimaneva perfettamente asciutto. Molti anni dopo, nel 2015, a Copenhagen, è stata creata la prima collezione di activewear, realizzata con materiali funzionali come lo stesso paracadute che aveva acceso la curiosità di Helge.

Abbiamo avuto l’occasione di conoscere meglio questa realtà parlando con Per Pedersen, international head of sales di Halo, in occasione della fiera berlinese Seek.

Qual è la storia di Halo? Perchè la scelta di questo nome?

Negli Anni ’80, le forze speciali danesi erano note per i loro lanci ad alta quota e a bassa apertura (halo). Oggi, quattro decenni dopo, il nostro nome onora con orgoglio lo spirito innovativo del nostro fondatore e delle forze speciali danesi. Halo è stato acquisito cinque anni fa dal marchio sportivo globale Hummel, anch’esso danese, con l’intenzione di internazionalizzarlo al di fuori della Danimarca. E credo che ci stiamo riuscendo anche se il mercato danese è ancora migliore per quanto riguarda la distribuzione. Rispetto a Hummel, Halo è un brand di nicchia e di qualità superiore che offre uno stile di vita attivo.

Come siete distribuiti?

Siamo distribuiti prevalentemente nei fashion store premium, principalmente in Danimarca e Norvegia. Dalla scorsa stagione siamo presenti anche nel Benelux: quindi Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo. Stiamo, inoltre, definendo alcune nuove collaborazioni in Italia e in Francia per poter far crescere ulteriormente le prossime collezioni. Sicuramente saremo presenti al Welcome Edition di Parigi e speriamo di partecipare a Pitti. Il passo successivo sarà l’Asia e il Nord America. Mentre cinque anni fa eravamo presenti solo in pochissimi negozi in Scandinavia, oggi stiamo riuscendo ad avere successo anche fuori. Abbiamo messo a punto una strategia commerciale e, a livello di prezzo, abbiamo reso più accessibili i nostri prodotti al consumatore finale. Pur mantenendo il nostro dna.

Come descriveresti i prodotti firmati Halo?

L’abbigliamento Halo è funzionale e multiuso. Halo è l’active wear nella moda: sei anni fa eravamo considerati dal mondo fashion un brand più di nicchia mentre ora siamo più accettati.

Come traducete la sostenibilità nel marchio?

La responsabilità, in Halo, si traduce nella durevolezza. Per noi essere green non per forza significa realizzare articoli sostenibili ma creare prodotti che durano nel tempo. Molti usano il nostro materiale anche per i test perciò testiamo tutti i nostri prodotti in modo che siano molto resistenti, il che significa che possono durare a lungo.

Dove è situata la produzione?

I nostri prodotti vengono realizzati in Italia, per esempio la maglieria è made in Italy. Altri articoli li realizziamo in Portogallo mentre altri con contenuti tecnici complicati in Asia. Ma ci riforniamo di materiale molto funzionale, di qualità e durevole: abbiamo collaborato con grandi aziende come Vibram per le calzature e Cordura che è un tessuto sostenibile.

Avete realizzato molte collaborazioni…

Sì, è così, recentemente abbiamo realizzato una partnership con Jeep. Penso che soprattutto in questa fase sia piuttosto fondamentale per avere un prodotto di alta qualità e farsi conoscere a un pubblico più ampio.

Quanto conta in percentuale Halo sul vostro global budget?

All’inizio contava il 5% ma negli ultimi quattro anni abbiamo raddoppiato il fatturato. Al contrario, Hummel è una grande azienda che fattura 400 milioni di euro. Abbiamo anche una licenza in Giappone.

Pensate che in futuro Halo possa crescere e arrivare allo stesso livello di Hummel?

Il nostro marchio numero uno sarà sempre Hummel perché abbiamo un total look che funziona bene: uomo, donna, bambino e calzature. Mentre Halo è più di nicchia, con molta ricerca e sviluppo. Ma penso che Halo potrà avere una bella crescita: direi un +20% all’anno. Halo non dovrebbe essere paragonato a Hummel perché sono due realtà completamente differenti: il primo è di fascia medio-premium mentre il secondo è molto più accessibile.

di Cristiano Zanni