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L’estate a Berlino è iniziata nel migliore dei modi, con un’esperienza immersiva nella capitale della moda tedesca.

L’1 e il 2 luglio, Union Showroom, piattaforma e punto di connessione tra brand e buyer, prosegue il suo percorso con una nuova entusiasmante edizione.

Ne abbiamo parlato con Felix Engelmann, founder di Union Showroom.

Da quanti anni è nato Union Showroom?

È difficile identificare l’inizio di Union Showroom. Inizialmente eravamo uniti nel mio showroom, con agenti e marchi diversi, a partire dal 2020 circa si è sviluppato concretamente.

Sta riscontrando un sentiment positivo l’evento?

Alcune aziende dicono che questo è un buon ambiente, un concept diverso. Volevo creare un posto dove le persone potessero fare in primis buoni affari. Nasco come un venditore e distributore, quindi so cosa può infastidire, come i prezzi troppo alti o grandi spese. Chi ci ha supportato all’inizio, continua a farlo ora e sono aumentati quelli che hanno creduto nell’idea. Li incontro ancora, ci visitano ogni stagione fin dalla prima volta.

Come è cambiato il concept nel tempo?

Il concept nel tempo è rimasto lo stesso ma si è ampliato. Ciò che è cambiato per me è il mio coinvolgimento nelle ultime due stagioni nella selezione dei brand. Inizialmente volevo essere un ospite, ora ho cura di creare un ambiente conviviale e accogliente. Inizialmente tutto era principalmente focalizzato sul mercato tedesco, avevamo circa 35 marchi, ora è più internazionale. Il primo cliente estero che si è unito a noi proveniva da Chicago. Ero molto incuriosito nel capire il motivo che lo aveva spinto fin qui e lui mi rispose che negli USA non c’era nulla che rispecchiasse questo stile. La sua risposta mi aprì la mente e capii che potevamo offrire un segmento più ampio rispetto al mercato tedesco. Quello su cui mi focalizzo è la qualità dei prodotti non sul logo. A volte all’inizio, avevo la sensazione che fosse possibile etichettare Union Showroom come un concetto heritage. Ora penso che tutto ruoti intorno all’abbigliamento maschile anche con un’attitude workwear.

Pensi che questo possa essere un trampolino di lancio anche per i brand di nicchia che si propongono come start-up?

Non credo che questo nasca come un posto in cui i buyer vengano per cercare la novità ma la qualità. I professionisti sanno già quali sono le innovazioni presenti sul mercato. Penso che il fattore importante sia quello di avere una mente da consumatore ed essere capaci di non rimanere bloccati in una nicchia. La vera etichetta qui è qualità. Voglio che questo sia un posto in cui tutti possano sentirsi a proprio agio. È un’esperienza di lavoro facile, tutti vogliamo risparmiare tempo e denaro. Qui non devi pensare dove prendere cibo o bevande perché tutto è fornito da noi. Lo scopo principale qui è fare ordini ed è ciò che accomuna i brand e i buyer che vengono a visitarci.

Quanti buyer vengono in tre giorni?

Ora sono circa 200, di cui il 50% tedeschi, il 35% europei e il 15% internazionali. Abbiamo un calendario condiviso con i brand in cui possono vedere e confermare i diversi appuntamenti. Tutti possono vedere la provenienza dei diversi buyer quindi è abbastanza facile prevedere cosa aspettarsi. Non è lo stesso format di una fiera, non ci sono espositori. Lo scopo di Union è creare delle connessioni concrete. Invece di viaggiare in 17 showroom in tutto il mondo vieni qui. Due volte l’anno circa 400-500 buyer internazionali decidono di abbracciare la nostra filosofia, trovando in pochi giorni ciò di cui hanno bisogno.

L’edizione di gennaio prevede sempre tre giorni?

Sì, coincide con la fine Pitti Immagine a gennaio: domenica, lunedì e martedì.

Molte esposizioni oggi sono in difficoltà, come vedi Union Showroom nel futuro?

Non sento la difficoltà in tal senso. Questa è una piattaforma non una fiera o uno showroom. L’idea che ruota attorno a questo progetto è che tutti vogliono fare buoni affari. In Union si lavora tutti insieme per lo stesso obiettivo. Non vogliamo incontrarci solo per parlare o vedere cose nuove, i buyer sono molto professionali e sanno già cosa è nuovo o interessate per loro. Union è il luogo dove possiamo riunirci. Non riguarda solo Berlino, può essere ovunque nel mondo. Decide la comunità, bisogna solo essere in grado di farlo accadere.

di Cristiano Zanni e Maria Pina Ciuffreda